(g.f.) – Nell’era di internet e delle email è bastata una lettera a far rinviare la discussione sull’Itet in consiglio comunale.
Non una missiva qualunque, ma quella della Soprintendenza in risposta ad Alvaro Ricci. Il consigliere Pd chiedeva lumi sull’esistenza di reperti al Barco dove la società intende delocalizzare 90mila metri cubi inizialmente previsti alle Zitelle, trasformando strutture ricettive in case.
La risposta è stata affermativa, cosi ieri in consiglio comunale l’assessore Claudio Ubertini ha chiesto di rinviare la discussione.
Fino a quando la Soprintendenza non invierà chiarimenti anche al Comune, rendendo ufficiale la comunicazione. Al momento tutto fermo.
E seppure la minoranza abbia chiesto di ritirare del tutto la delibera, Pd, Udc e Sel sono soddisfatti per la pausa (non si sa quanto lunga) di riflessione.
Alvaro Ricci sembra avere lanciato una moda. Dopo avere scritto alla Soprintendenza, anche l’amministrazione lo ha fatto e da palazzo dei Priori è partita anche un’altra missiva. Destinazione la società Itet, per un incontro in cui fare il punto della situazione.
Dall’opposizione il no rimane netto. “Non ci sono solo i reperti – osserva Alvaro Ricci – c’è anche il problema dell’acqua. Con le nuove abitazioni al Barco secondo Talete ci sarebbe un aumento tale della portata idrica, da arrivare al collasso idraulico in zona”.
Senza contare come dalla cubatura al Barco, stando all’esponente democratico, al Comune non deriverebbero vantaggi, visto che i sei milioni (ma sarebbero in realtà 4 e mezzo) di opere a carico dei privati, altro non sono che urbanizzazione: fogne, servizi, strade necessari alla lottizzazione.
“Può darsi che il privato abbia diritto a delocalizzare dalle Zitelle – continua Ricci – ma la stessa cubatura e con la stessa destinazione d’uso.
Se alle Zitelle il valore sul mercato degli immobili va da trenta a cinquanta euro al metro cubo, per gli stessi, ma residenziali e al Barco, il valore sale a 150-200 euro al mc. E’ evidente che è a tutto vantaggio dei privati.
Perché su un cambio di destinazione d’uso il Comune non chiede nulla? Coi piani integrati è successo. Si è chiesto 25 euro al metro cubo”.
Come mai la società ha rinunciato all’impianto termale alle Zitelle? Ricci ha qualche dubbio. “Si dice che non ci sia più l’acqua, perché nel 2004 il Comune, di fronte all’inerzia decennale dell’impresa, ha chiesto alla Regione la concessione mineraria da sfruttare per le ex terme Inps.
Ma era un atto dovuto, fermo restando che se l’Itet avesse voluto costruire, nessuno avrebbe negato una concessione o una sub concessione.
Se l’acqua termale fosse stata un problema, non si capisce come mai nel 2007 abbiano presentato un piano di lottizzazione”.
La storia continua.
Giuseppe Ferlicca
