![]() Renata Polverini |
Riceviamo e pubblichiamo – Gentile presidente Polverini,
le scrivo per sottoporle il caso della chiusura del presidio ospedaliero di Acquapendente e della sua potenziale riconversione all’interno del sistema sanitario regionale e della Provincia di Viterbo in particolare.
Comprendo le necessità che spingono per la riorganizzazione del sistema sanitario locale al fine di eliminare gli sprechi e limitare le spese. Tutto questo deve però avvenire senza provocare danni, ritardi o insufficienze proprio in un settore, quello della protezione della salute, fondamentale per il benessere di tutte le cittadine e i cittadini.
L’Assemblea regionale del Lazio, il 20 marzo scorso, ha già deciso di rinviare il riconoscimento del distretto socio-sanitario montano dell’Alta Tuscia, con capofila Acquapendente, alla Commissione Regionale Sanità. E’ necessario che questo riconoscimento si trasformi presto in realtà: dopo la chiusura del Presidio ospedaliero di Montefiascone, infatti, quello di Acquapendente era l’unico Ospedale presente nel Distretto VT1, a cui appartengono 19 Comuni dell’ Alta Tuscia per un totale di circa 56.000 abitanti.
Proprio in questo incantevole scorcio della regione, vivono, spesso in piccole frazioni, tantissimi anziani, spesso soli e con problemi di autosufficienza, ma anche molte famiglie che vogliono mantenere il legami con questi territori e portano avanti lì il loro progetto di vita. Anziani e giovani che vivono nell’Alta Tuscia nonostante le difficoltà di accesso ai servizi data la conformità dei territori, dei collegamenti e dei tagli che troppo spesso hanno caratterizzato proprio il comparto dei servizi sociali e assistenziali.
Il riconoscimento del distretto socio-sanitario dell’Alta Tuscia permetterebbe a questa zona e al presidio di Acquapendente di assistere le popolazioni per taluni bisogni di salute specifici che, ancorché limitati sul piano della intensità assistenziale, hanno forte impatto sulla popolazione e sono risolvibili direttamente in loco senza il disagio di una mobilità sanitaria forzata.
Questo riconoscimento e il relativo piano di riorganizzazione permetterebbe ad Acquapendente, non solo di dotarsi di nuovo di un presidio di Pronto soccorso completo (magari ponendo una soluzione definitiva anche alla questione dell’eliporto), ma di ripristinare le attività che i riassetti e i tagli fin qui adoperati hanno smantellato lasciando nel caos operatori e pazienti.
Difendere la qualità della vita e dell’offerta di servizi dei cittadini è e deve rimanere l’obiettivo primo di programmi e piani politici, a fronte di tutte le esigenze di tagli e risparmi il benessere dei nostri cittadini deve essere garantito cercando di trovare con loro le soluzioni migliori, territorio per territorio.
Per come conosco gli abitanti della Tuscia credo nella loro disponibilità e mi auspico, presidente Polverini, che lei voglia dar seguito rapidamente all’istituzione del distretto e ripristinare l’offerta sanitaria di Acquapendente e dei paesi circostanti.
Ivan Scalfarotto
Vicepresidente dell’Assemblea Nazionale del Partito Democratico
