![]() Il sindaco Giulio Marini e il prefetto Scolamiero |
Riceviamo e pubblichiamo l’intervento del sindaco di Viterbo Giulio Marini alle celebrazioni per la festa della Liberazione – Signor Prefetto, presidente Meroi, rappresentanti delle associazioni partigiane e combattentistiche, autorità e viterbesi tutti, in questo giorno, in questo 25 aprile, condividiamo l’eredità di un passato ormai lontano. Ma ancora presente, che ogni anno ci ricorda che questa festa, la festa della Liberazione, deve essere per tutti noi un momento di riflessione.
Di riflessione su quanto è accaduto ai nostri connazionali in passato. Molti di noi quel passato lo hanno conosciuto attraverso le pagine dei libri, attraverso i documentari, i racconti di chi ha fatto ritorno alla propria famiglia.
Gli anziani però quel passato ce l’hanno impresso addosso. Solo i più anziani hanno un ricordo indelebile della guerra per la liberazione della nostra patria. Nei loro confronti, nei confronti dei giovani di quegli anni, tutti noi abbiamo un debito inestinguibile.
Oggi, come ogni anno, come ogni 25 aprile, siamo qui per ricordare chi ha combattuto per la nostra liberazione dall’oppressione del totalitarismo.
Uomini con fede diversa, culture e tradizioni distanti tra loro, con ideologie e valori tra loro contrastanti, si sono battuti in nome di quella battaglia che ci ha consentito di acquisire un diritto naturale: la libertà.
E su questo dobbiamo riflettere. Da qui dobbiamo ripartire. La libertà e l’onore della patria.
Io credo che in un momento come questo che stiamo attraversando, dovremmo ricordarci più spesso di questi due valori. Non solo nell’ambito di ricorrenze ufficiali, non solo in occasione di particolari feste come questa. La libertà e l’onore della patria, la condivisione, lo spirito di sacrificio hanno portato a superare le divergenze e a raggiungere un grande obiettivo: un cammino nel segno della democrazia.
L’Italia di oggi ha il dovere di riuscire laddove, 67 anni fa, non è stato possibile arrivare: individuare e raggiungere una coscienza morale condivisa da tutti. Dall’intera nazione. Un pensiero nazionale unitario, indipendentemente dall’appartenenza e dall’ideologia politica.
L’Italia, la nostra Italia, ha bisogno di una memoria condivisa. La libertà come sfida, come monito per noi italiani, come elemento fondante di pacificazione. Quella pacificazione che alimenta e spinge oggi i nostri militari a rappresentare la nostra Italia nelle loro missioni di pace all’estero, in quei territori dove il concetto di pace è ancora sconosciuto.
E consentitemi di rivolgere un pensiero a tutti quei militari che in questi anni hanno perso la propria vita in terre straniere, mentre servivano il Paese onorando la propria divisa.
Venerdì scorso, presso la scuola sottufficiali dell’esercito, in occasione del solenne giuramento da parte degli allievi marescialli dell’esercito Italiano, sono stati ricordati due nostri concittadini: il primo caporalmaggiore Giandomenico Pistonami e il caporalmaggiore scelto Roberto Marchini, caduti durante l’espletamento della loro missione di pace in Afghanistan.
Questa giornata, questo anniversario, questa ricorrenza che ci porta con la mente al passato, per noi rappresentanti delle istituzioni, per coloro che guidano questo Paese, deve servire per consolidare le basi di un futuro che è davanti a noi. E lo è ancor di più davanti ai nostri figli. E i nostri figli sono i giovani che hanno da poco studiato o studieranno sulle pagine di quei libri di storia, la grande missione portata avanti da chi ci ha preceduti e ha combattuto per quella nobile missione di libertà.
A loro oggi è rivolto il nostro pensiero.
Tutti noi abbiamo una grande responsabilità e un impegno da portare avanti in memoria del loro sacrificio e della loro battaglia: lavorare per una nazione unita e libera. Pensare agli italiani. Rispettare la nostra patria.
Giulio Marini
Sindaco di Viterbo
