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Processo Lions, cambia il giudice

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I leoni che danno il nome all'operazione Lions

I leoni che danno il nome all'operazione Lions

Il blitz dei carabinieri

Operazione Lions, il blitz dei carabinieri

Il blitz dei carabinieri
Il blitz dei carabinieri

Il processo Lions non è più di competenza del collegio dei giudici.

La vicenda di cinque delle 11 persone arrestate dopo il blitz del settembre scorso approda davanti al giudice monocratico del tribunale di Viterbo.

La questione è tecnica. I collegi, composti da terne di giudici, trattano, in genere, reati di una certa gravità.

Nel caso del processo Lions, l’accusa più pesante, quella di usura, è venuta meno dopo il patteggiamento di Claudio Pezzini. L’antiquario 58enne di Bolsena, secondo le indagini, aveva prestato somme con interessi a tasso usurario a un imprenditore di Montefiascone. Ora che ha patteggiato due anni e dieci mesi per quel reato, restano, per gli altri, le accuse più lievi – e a vario titolo – di furto, droga, minacce e ricettazione di opere d’arte. Tutte di competenza del giudice monocratico.

All’udienza di ieri mattina, quindi, il collegio presieduto da Gaetano Mautone (a latere Eugenio Turco e Rita Cialoni) ha disposto la trasmissione degli atti al presidente del tribunale, che dovrà assegnare il procedimento a un giudice monocratico.

Il blitz, scattato il 10 settembre scorso, fa seguito all’ondata di perquisizioni dell’autunno 2010. In quell’occasione furono trovati i due leoni in porfido da 700mila euro, rubati a Lucca, da cui prende il nome l’operazione.

11 le persone che finirono in arresto, sei delle quali hanno già definito la loro posizione, o con un patteggiamento, o perché archiviata in precedenza. Gli altri cinque restano tuttora in attesa di giudizio.


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