– Ancora diversi appuntamenti in programma per l’ottava edizione del Festival Resist a Viterbo organizzato dal Comitato Arci di Viterbo ed incentrato sui temi ed i valori della Resistenza.
A Celleno domenica 29 aprile alle 18.00 il Circolo Jesce Sole sarà protagonista presso la sala polivalente con “Cara sorella Rita …” uno spettacolo di letture, musiche e danze dal fronte balcanico.
La scelta di lettere e memorie di soldati dal fronte balcanico e russo, nella seconda guerra mondiale, dal ’41 al ’43, ha l’intento di fare emergere quella vena sotterranea di umori, smarrimenti, contraddittoria umanità che scorre parallelamente e al di sotto della Storia ufficiale.
Questi soldati, chiamati ad affermare la presenza italiana nei territori occupati, cominciano a comprendere che i termini del loro obiettivo sfugge sempre più alla percezione individuale e collettiva, spostandosi dagli elementi retorici della propaganda alle componenti reali di una guerra frazionata, difficile e violenta.
A lungo si è perpetrata l’idea degli “italiani brava gente” nei territori occupati della Jugoslavia e dei Balcani; in realtà si trattava di una sorta di guerra anomala che i nostri soldati conobbero nel “diffondersi” del nemico e nel suo “svanire” tra la popolazione civile.
I soldati non sapevano perché dovevano occupare quei territori. Occorreva però suscitare in loro quei sentimenti di forza e missione contro l’immagine del nemico e degli abitanti di quelle terre, considerati barbari e feroci nell’immaginario collettivo. Essi erano certi che avrebbero incontrato violenza e inciviltà; dovevano imporre ordine e modernità, senza avere nessuna conoscenza delle popolazioni e della loro storia.
Deportazioni, atrocità, fucilazioni, incendi di case e villaggi divennero progressivamente parte integrante dell’occupazione. Infine la ritirata.
I viaggi del ritorno dai tanti fronti: essi suscitano speranza, timore, paura per quello che si troverà o che non si troverà più, e non solo rispetto alla propria famiglia, ma anche all’assetto sociale: quale sarà il proprio posto nel mondo.
Sono viaggi che costituiscono processo di formazione delle singole persone, domande sul ruolo e sul valore che verrà attribuito a tanto scempio, ed anche sul valore che verrà attribuito a chi ha combattuto, distrutto, ucciso, in nome di una patria e di un regime tanto controversi ed ormai cancellati dalla guerra stessa.
Il libro “Sforbiciate. storie di pallone ma anche no” di Fabrizio Gabrielli, lunedì 30 aprile alle 19 a Viterbo presso il Biancovolta, darà l’occasione per assistere al reading musicato di presentazione dell’opera in cui il gioco del calcio si fa metafora della vita e la vita grimaldello interpretativo del calcio.
Sforbiciate Resistenti, fraseggi, fuori area e fuori fuoco, storie semivere di uomini specialissimi, colti nell’istante in cui sono stati, a volte per caso, calciatori, presidenti, tifosi resistenti, pei quali un’entrata in scivolata del Destino, della Storia, ha significato fine della carriera.
O gloria imperitura. Perché è mica vero che un calciatore ha da calciare, e nulla più. Per chiudere la programmazione il 6 maggio presso il circolo La strada dell’orto con un laboratorio per bambini per realizzare un orto in cassetta.
Per essere aggiornati sul programma di Resist visitare la pagina web: http://arciresist.org/