– Lumini rigorosamente accesi portati in corteo perché la cultura a Viterbo è rimasta con il cerino in mano.
Li portano donne vestite di nero, qualcuna di loro piange. Come ogni funerale che si rispetti. Anche se questo è un po’ diverso dagli altri. Senza il morto, perché la cultura è già stata sepolta. Ci sono i fiori, calle, garofani, ma servirebbero opere di bene. Soldi per riaprire gli spazi, quelli che ricordano gli organizzatori a ogni stazione (dolorosa).
Cinema, teatri, luoghi d’aggregazione. Un pianto. Lungo chilometri. Dall’Ellera fino ad arrivare a piazza del teatro (che non c’è).
Il corteo avanza, riesce a farsi strada pure tra il traffico governato da polizia e vigili, nonostante qualche bus tenti di mettersi in mezzo. Al Sacrario sfrecciano le moto. Il morto rischia di scapparci sul serio.
E’ il funerale della cultura, lungo il percorso muore qualche batteria e un megafono è condannato al silenzio, ma non eterno.
A piazza del Comune c’è il sindaco Giulio Marini. Non si unisce al corteo e nemmeno partecipa al flash mob. Ma porta una parola di speranza. Non si dica che la cultura a Viterbo è morta. E’ solo passata a miglior vita.
Davanti all’Unione si vede anche il capogruppo Pdl in provinciaGianluca Mantuano. Ma probabilmente solo perché ha sbagliato strada.
Al passaggio del corteo i viterbesi commentano. C’è chi legge incuriosito i cartelli e chi scuote il capo tristemente in segno d’approvazione. E’ proprio vero, a Viterbo siamo culturalmente a zero. “Pensa – dice una ragazza al suo compagno – non fanno più nemmeno la notte bianca”. E’ proprio buio pesto.
Giuseppe Ferlicca
