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Un tirapugni in redazione

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Paolo Gianlorenzo

Angela Birindelli

Angela Birindelli

Il pm Massimiliano Siddi

(s.m.) – Dopo la corruzione, la tentata estorsione, la truffa e il falso arrivano le armi.

C’è una nuova ipotesi di reato a carico di Paolo Gianlorenzo.

Al giornalista inquisito dalla Procura di Viterbo si contesta anche la detenzione abusiva di armi, in relazione a un tirapugni.

L’arma sarebbe stata custodita da Gianlorenzo in redazione, nella vecchia sede in via Cassia Nord del quotidiano da lui diretto, L’Opinione di Viterbo e Alto Lazio.

Gli investigatori potrebbero averlo trovato durante la perquisizione del 21 marzo quando, contestualmente al decreto di sequestro emesso dall’autorità giudiziaria, Gianlorenzo e la sua collega Viviana Tartaglini seppero di essere finiti nel registro degli indagati.

Ma non è tutto. Nell’ambito della nuova ipotesi di detenzione abusiva di arma rientrerebbero anche alcune pistole in possesso di Gianlorenzo. Armi tutte detenute legalmente ed esclusivamente per uso sportivo. Ma anche in questo caso, ogni loro minimo spostamento va comunicato. Anche un semplice cambio di residenza. E probabilmente il giornalista ha dimenticato di farlo.

Insomma, come previsto l’indagine sui due giornalisti locali e l’assessore regionale Angela Birindelli, si arricchisce di tasselli sempre nuovi. La detenzione abusiva di arma a carico di Gianlorenzo è solo l’ultimo, ma sviluppi ulteriori potrebbero celarsi tra le carte dell’assessorato all’Agricoltura acquisite dalla Procura. Un mare magnum di documenti comprensivi dei cento milioni di fondi comunitari del Psr (Piano di sviluppo rurale), che aspettano solo di essere setacciati dal pm Massimiliano Siddi.

Per passarli al microscopio c’è tempo: il magistrato che fin dalla prima ora si è occupato del caso ha chiesto una proroga delle indagini di sei mesi. Se il gip l’accoglierà, l’inchiesta andrà avanti almeno fino a ottobre.


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