![]() La benedizione del vescovo |
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![]() La chiesa gremita |
![]() Il vescovo Fumagalli |
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– A tanto dolore, a una morte così orribile, Ausonio Zappa lascia un messaggio di speranza (fotocronaca – audio). Attraverso i suoi cari, che non hanno chiesto fiori, ma di devolvere l’equivalente in opere educative a favore dei giovani.
Quei giovani cui Ausonio aveva dedicato la sua vita, barbaramente strappatagli da quattro ragazzi. Se n’è andato dopo undici giorni d’agonia, undici giorni di dolore e di grazia, come riporta il figlio Gianluca nel libricino consegnato a chi è intervenuto alla cerimonia funebre alla basilica della Quercia. Colma di gente.
Perché Ausonio era conosciuto e amato. Semplici cittadini, rappresentanti delle istituzioni, politici, tutti stretti attorno ai familiari: la moglie Maria Paola, i figli, Gianluca nel coro di Vetralla a cantare sulle note della banda musicale, Marco e Pierpaolo, la moglie Maria Paola e i nipoti, uno dei quali tra i chierichetti a servire la messa officiata dal vescovo Lino Fumagalli con altri sacerdoti, tra cui don Alberto Canuzzi, e don Salvatore del Ciuco.
“Se Ausonio fosse qui – dice il vescovo durante l’omelia – ci direbbe d’essere stato oggetto di una violenza inaudita, da parte di giovani cui ha fatto tanto del bene. Ma ci direbbe anche di non limitare il discorso solo alla loro provenienza, di allargare lo sguardo alla violenza che c’è nelle nuove generazioni, frutto della violenza di noi adulti. Una situazione cui noi dobbiamo dire tolleranza zero ”.
Tra le preghiere lette dai figli, una sembra proprio per loro, per chi ha fatto tanto male al padre. Quei quattro giovani rumeni entrati in casa per rubare e che con il loro accanimento brutale gli hanno tolto la vita.
“Preghiamo – dice Gianluca – pure per chi ci ha fatto del male, anche se questo ci costa molto”.
Il dolore è forte, ma composto. La perdita è incolmabile. Un padre, una guida, un punto di riferimento oggi non c’è più.
Un uomo, orfano di padre e con cinque sorelle, è riuscito a studiare e fare dell’educatore la sua missione, come ricorda suo figlio Pierpaolo.
Oggi il vuoto è grande. Si capisce leggendo la pubblicazione che ripercorre gli ultimi giorni dei Ausonio visti da chi gli è stato accanto fino all’ultimo. Fino alle 13.10 dello scorso sette aprile.
“Quando in cielo rimbombava un il tuono – scrive Gianluca – papà diceva che era il rumore degli angeli che giocano a bocce.
Il piccolo Gianluca capiva quanto di fantastico e quanto di reale c’era in quella frase e da quel giorno non ha mai dubitato degli angeli… Ausonio al piccolo Gianluca ha trasmesso una fede viva…e il piccolo Gianluca, pur nel dolore atroce di un figlio cui hanno ammazzato il padre, pur tra le lacrime, non si dispera.
Perché sa bene, ormai, che il male non ha l’ultima parola sulla vita”.






