![]() I partecipanti al convegno |
![]() Da sinistra: il prefetto Antonella Scolamiero, l'assessore alle Politiche sociali Daniele Sabatini e il capo della squadra mobile Fabio Zampaglione |
![]() Da sinistra: Elvira D'Amato della polizia postale, il pm Paola Conti e la senatrice Laura Allegrini |
![]() Il pubblico |
– La protezione dell’infanzia passa per la ratifica della convenzione di Lanzarote.
A Viterbo un incontro voluto dalla senatrice Pdl Laura Allegrini, che ha portato avanti il disegno di legge per la conversione, nella commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza.
“Viterbo – spiega la senatrice – da questo punto di vista sembra tranquilla, ma sotto nasconde qualcosa di poco tranquillo.
Per tutelare i minori gli strumenti sono diversi, innanzitutto la prescrizione per i reati va raddoppiata e non si può accettare l’ignoranza di chi abusa, sull’età della vittima”.
Il disegno di legge tra l’altro prevede l’introduzione nel codice penale del reato di pedofilia e pedopornografia culturale, che punisce con la reclusione da tre a cinque anni chiunque, con qualsiasi mezzo, anche telematico, istiga a commettere reati di prostituzione minorile, pornografia minorile e detenzione di materiale pedopornografico, violenza sessuale nei confronti di bambini e di corruzione di minore.
Punito anche l’adescamento di minorenni (grooming), anche attraverso la rete internet. Previsto il patrocinio gratuito. Manca la parte relativa alla prevenzione. “Perché non ci sono fondi da stanziare – osserva la senatrice Allegrini – e il provvedimento contiene un frase che spesso ricorre: non prevede nuovi oneri per la pubblica amministrazione”.
All’incontro nella sala regia di palazzo dei Priori, molti i relatori, dal garante per l’infanzia Vincenzo Spadafora al sostituto procuratore della Repubblica Paola Conti, al capo della Mobile Fabio Zampaglione.
Quello degli abusi su minori nella Tuscia è un fenomeno trasversale. “Gli autori – spiega Zampaglione – vanno dal coetaneo diciassettenne fino al nonno novantenne e attraversano tutti i ceti sociali. Da quelli di famiglie in difficoltà a realtà con minori problemi”.
Impressionante l’età delle vittime d’abusi. “Si va dai tre – quattro anni – continua Zampaglione – fino ad arrivare ai sedici anni. Perciò abbiamo formato personale per assolvere a questo delicato compito.
In questura abbiamo predisposto una stanzetta per metterli a loro agio, li facciamo giocare e quando abbiamo rotto il ghiaccio acquisiamo il loro racconto. Se sono molto piccoli li facciamo disegnare. Ovviamente siamo seguiti da esperti e il tutto viene videoregistrato”.
Negli anni, sono stati diversi i casi nella Tuscia.
“Appena arrivato a Viterbo – ricorda Zampaglione – mi sono trovato ad affrontare le indagini per il caso della violenza alla pineta di Montalto di Castro. In quel caso è stata determinante l’attenzione di un’insegnante che ha notato il malessere della ragazza, consentendo d’avviare le indagini.
C’è stata la vicenda del pranoterapeuta, il caso del padre che attira le figlie e le amiche quando la moglie non è in casa o la vicenda più recente delle attenzioni verso una bambina in una comunità religiosa.
“In ogni caso – conclude Zampaglione – è essenziale la segnalazione immediata.
C’è un numero verde per segnalare abusi verso minori, il nostro compito è accertare tutto, anche informazioni arrivate in modo informale”.
Un’attenzione necessaria. “L’abuso sessuale su minori – spiega il sostituto procuratore Paola Conti – è un fenomeno in crescita. Basta guardare il numero dei processi.
Ogni giorno io e altri miei due colleghi in media riceviamo due nuovi fascicoli”.



