(g.f.)- L’importanza di chiamarsi Avignone.
E’ città papale come Viterbo e come Viterbo ha un palazzo del tutto simile al nostro, stesso numero di abitanti e uguale struttura urbanistica. Solo che in Francia, a differenza dell’Italia, la storia e le ricchezze architettoniche hanno saputo metterle a frutto. Da noi, si preferisce conservarle in un cassetto.
“Il palazzo dei Papi d’Avignone è patrimonio Unesco – spiega la consigliera Pd Luisa Ciambella – il nostro no. Tutto quanto ruota attorno al turismo che può scaturire da un simile patrimonio, lì ha portato alla nascita di dieci teatri, qui ne abbiamo uno e mezzo in ristrutturazione.
In Francia organizzano festival internazionali con compagnie ad altissimo livello, ci sono itinerari turistici basati sulla storia dei papi, addirittura predispongono menù con piatti dell’epoca. Un’organizzazione che noi ci sogniamo”.
Stesso livello di partenza, eppure lo sviluppo è stato ben diverso. Ma possibilità per recuperare ci sono.
“Viterbo nel settembre del 1955 si gemellò con la cittadina francese – ricorda Luisa Ciambella – purtroppo non c’è traccia ufficiale non si trovano le carte”.
Intanto la città francese si è gemellata con Siena e in occasione del cinquantennale ha organizzato una lunga serie d’iniziative culturali e non.
“Mi chiedo come mai le diverse amministrazioni a Viterbo non siano state in grado di sfruttare questo legame”. Che adesso si potrebbe recuperare, partendo da un pittore viterbese qui in città poco noto, ma non altrove.
“Si tratta di Matteo Giovanetti. Nel palazzo papale avignonese sono conservate molte sue opere. Si potrebbe organizzare una giornata di studi sull’artista, invitando anche esperti da Avignone. Come partito ci impegniamo anche noi a dare il nostro contributo. Lo sviluppo di Viterbo deve andare in questa direzione”.
