![]() L'ospedale di Belcolle |
Riceviamo e pubblichiamo – Abbiamo in più occasioni manifestato la nostra disponibilità a collaborare affinché l’attuale difficile situazione sanitaria venisse affrontata in modo più possibile condiviso, ma l’azienda, ha ritenuto per sua libera scelta, operare in propria totale autonomia, mettendo in campo interventi che si sono rivelati a dir poco insufficienti per fronteggiare l’evidente decadimento della situazione sanitaria viterbese.
Così, il quadro della situazione è andato gradualmente peggiorando. In particolare negli ospedali gli operatori sanitari sopportano turni massacranti e accumulano ore di lavoro non pagate, spesso sono costretti a saltare i riposi e rinviare la fruizione delle ferie, tale stato crea tensione che non giova a garantire una buona assistenza ai pazienti, i quali spesso, sostano nei corridoi e sopportano disagi notevoli.
Lo stress e la precarietà delle condizioni lavorative, hanno favorito una maggiore esposizione al ”rischio professionale”che si ripercuote negativamente anche sull’equilibrio psicofisico di ogni singolo dipendente.
Ad aggravare ulteriormente la situazione, c’è stata a nostro parere, la mancata verifica della produttività di tutte le unità operative, che avrebbe consentito di adottare i conseguenti aggiustamenti organizzativi, ad esempio, pare ci siano unità operative chirurgiche di alcuni ospedali che non producono niente o quasi, mentre la chirurgia per le urgenze di Belcolle, non riesce a fare i servizi di guardia e reperibilità per mancanza di chirurghi.
Così vale anche per gli ortopedici e gli anestesisti. Che dire, poi, per le radiologie, dove la carenza di tecnici e di medici radiologi determina l’allungamento delle liste di attesa per la Rmn ed altri esami specialistici?
C’è poi l’assurdità del pronto soccorso breve osservazione di Belcolle, che presenta una dotazione organica di infermieri pari alla metà dell’ospedale Sant’Andrea di Roma, pur avendo un equivalente accesso giornaliero di pazienti, qui medici, infermieri ed ausiliari, operano con carichi di lavoro “pazzeschi” esponendo loro stessi ed i pazienti a rischi notevoli.
Perchè avviene questo? La direzione generale forse non riesce a sostenere le proprie ragioni nei confronti della Regione Lazio? E perché non fa scelte attraverso un piano organico di priorità? Se non riuscirà perlomeno a sostituire malattie e gravidanze immediatamente, l’estate sarà di fuoco; dobbiamo ottenere subito assunzioni, altrimenti si devono chiudere servizi e ridurre i posti letto.
Ci auguriamo che il comitato ristretto dei sindaci previsto per il prossimo 10 maggio, possa dare un reale e concreto contributo per affrontare l’emergenza, del resto, continuare a far finta che va tutto bene, mentre quasi tutte le unità operative ospedaliere, ovviamente quelle produttive, sono in grave sofferenza e soprattutto, ignorare la necessità di interventi di ottimizzazione delle risorse significa danneggiare chi dovrebbe essere valorizzato e premiare chi invece meriterebbe di essere penalizzato.
Vittorio Ricci
Segretario provinciale Fials
