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Carcere per Aloisio & co., a giorni la decisione

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Giuseppe Maria Aloisio, ex direttore generale della Asl di Viterbo

Giuseppe Maria Aloisio, ex direttore generale della Asl di Viterbo

Mauro Paoloni

Roberto Angelucci

– Conto alla rovescia per la decisione sull’arresto di Aloisio & co.

L’udienza al tribunale del Riesame è fissata al 16 maggio. Compito dei giudici, quello di pronunciarsi sulle ordinanze di custodia cautelare in carcere avanzate nell’inchiesta Asl.

I pm viterbesi hanno chiesto la testa di quattro degli oltre trenta indagati del maxifascicolo: l’ex direttore generale della Asl di Viterbo Giuseppe Maria Aloisio, il suo consulente Mauro Paoloni e gli imprenditori Roberto Angelucci e Gianluca Parroccini. Ma il gip Salvatore Fanti ha negato l’arresto. E ora i sostituti procuratori Fabrizio Tucci e Stefano D’Arma si appellano al Riesame.

Corruzione, concussione, truffa, turbativa d’asta e falso ideologico le ipotesi di reato formulate, a vario titolo, per i quattro. Il tutto nell’ambito di un sistema fatto, secondo le indagini, di appalti milionari truccati, assunzioni clientelari, progetti approvati per favorire società, mogli e amici, in cambio di prestigio politico. Aloisio e Paoloni ne sarebbero stati il perno e i loro nomi ricorrono a più riprese nelle carte dei magistrati.

Angelucci e Parroccini, invece, si inseriscono principalmente in due filoni dell’inchiesta. Il primo è quello delle presunte truffe per circa 30 milioni di euro in danno della Asl, relativo ad Angelucci e al reparto riabilitazione della sua clinica, il Cra di Nepi. L’altro, che coinvolge Parroccini, riguarda l’appalto per i cosiddetti sportelli polifunzionali.

La Procura di Viterbo aveva chiesto il carcere nell’agosto scorso, quando l’inchiesta sull’azienda sanitaria viterbese era già in piedi da oltre due anni. Anche per questo il gip aveva respinto le ordinanze. Per il “cospicuo lasso temporale intercorso tra i fatti e la richiesta di applicazione della misura”.

Ma l’accusa non molla. Parla di “comportamento spregiudicato” e “inclinazione a delinquere” degli indagati. Né si accontenta di soluzioni intermedie, come gli arresti domiciliari. Aloisio & co., si legge nel ricorso scritto a quattro mani dai pm, “potrebbero comunicare, da casa, con l’esterno […] e influenzare negativamente l’esito del procedimento”.

All’udienza del 16 maggio i pm illustreranno il loro ricorso punto per punto. Dopodiché, la parola passerà ai legali di Aloisio, Paoloni, Angelucci e Parroccini per le repliche. Infine, la decisione dei giudici, che arriverà, al massimo, entro i quindici giorni successivi.


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