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Destra e sinistra alla corte di Vecchioni

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Federico Vecchioni

Domenico Merlani e Federico Vecchioni

Domenico Merlani con Vecchioni

L'incontro con Federico Vecchioni

– I parlamentari? Gran parte di quelli che oggi siedono tra Senato e Camera devono andare a casa. Serve meno gente e più preparata.

Federico Vecchioni, coordinatore nazionale di Italia Futura, movimento fondato da Luca Cordero di Montezemolo, ha le idee piuttosto chiare. Intervistato dal direttore di Tusciaweb Carlo Galeotti per la serie d’appuntamenti Idee@informazione voluti da Unindustria Viterbo, Scuola Edile con la collaborazione dell’associazione Ideas, spiega la “rivoluzione” silenziosa che il suo movimento intende portare avanti.

Dall’interno delle istituzioni, senza farsi attrarre dalle sirene dell’anti politica. “La gran parte dei parlamentari attuali deve andare a casa – spiega Vecchioni – servono meno persone e più preparate. Al paese oggi occorre investire in una classe dirigente competente e senza demagogia affrontare i tagli della spesa per la politica”.

Azioni ancor più necessarie in un momento di pesante di crisi. “Ai governi è mancata la percezione di quello che stava per avvenire e non sono stati capaci di prevenirlo”. Oggi ci siamo dentro. E’ tutta l’Europa, con varie gradazioni, a soffrire. Non sarebbe meglio chiamarsi fuori dalla zona euro? La Svizzera sembra passarsela non troppo male. “Immaginare l’Italia con la lira oggi non mi pare una scelta molto produttiva. Semmai non dovevamo entrare all’epoca, con un strategia diversa, saremmo stati un paese proiettato verso il bacino mediterraneo. Ma oggi vediamo cosa sta accadendo nelle realtà che vivono la primavera araba. Io penso che sia un ragionamento tardivo e oggi troppo complesso”.

Si rimane tutti dentro, Grecia compresa? “Non può essere lasciata a se stessa. Probabilmente un anno e mezzo fa si salvava con meno risorse. La politica della Merkel che di fatto ha quasi estromesso un paese storico è sul banco degli imputati. Non dimentichiamoci poi che le banche tedesche e francesi sono particolarmente esposte con il mercato greco. Non so quanto convenga loro lasciare il paese al suo destino.

Oggi non serve meno politica, ma più politiche. L’Italia in questa fase sullo scenario europeo può giocare un ruolo più incisivo”. Finora siamo rimasti ai margini. “Non è stata rappresentata come si deve, ma con Monti siamo tornati in modo autorevole in Europa”.

L’arrivo del governo tecnico in Italia ha un risvolto amaro. “Le riforme fatte in otto mesi potevano essere state adottate anche prima. Invece negli ultimi venti anni nessuno lo ha fatto, per non assumersi rischi d’impopolarità. Non si deve avere il timore di perdere consensi se si ritiene che iniziative alla lunga producano effetti positivi”.

Invece sulle riforme siamo indietro anni luce. “Le imprese non si possono aspettare anni per avere autorizzazioni. La semplificazione la chiediamo da anni, ma non arriva e la situazione peggiora. C’è incapacità a programmare e gli imprenditori se ne vanno.

La crisi è lunga e non finisce quest’anno, l’approccio economico va cambiato, non si può vivere con il terrore dello spread, bisogna avere la percezione del fatto che ce la possiamo fare”.

Italia Futura ha la sua idea, ma oggi la formazione cos’è e cosa vuole diventare? “Siamo arrivati ad avere 48mila adesioni spontanee all’associazione, ma oggi è cambiata, abbiamo scelto il radicamento sul territorio e non solo sui social network”.

Ci sarà un partito Italia Futura nel 2013? “Il dibattito su Montezemolo che scende in politica o no è giornalistico. Finora lui non ha sbagliato niente. Pressioni ce ne sono state, ma la sua è stata una scelta lungimirante.

E’ sbagliata l’idea di vederci incorporati nei partiti esistenti, ci fa piacere che le formazioni politiche ci guardino con interesse, ma una lista civica nazionale è il prodotto della nostra attività. Lavoriamo senza l’ansia di un posizionamento, di trovare una collocazione. La nostra è una proposta di rottura, ma nel rispetto delle istituzioni. Non siamo rottamatori o seguaci dell’antipolitica”.

E le scorciatoie non sono gradite. “Non può più andare bene che quando una situazione si presenta non facile, si preferisce non decidere per non prendersi rischi”.

All’incontro, oltre ai vertici Unindustria, Domenico Merlani e Antonio Delli Iaconi, Andrea Belli della Scuola Edile e Francesco Ciprini di Ideas, molti i politici presenti. Tra gli altri: il consigliere regionale Francesco Battistoni, gli assessori provinciali Gianmaria Santucci e Franco Simeone; i consiglieri comunali Mauro Rotelli, Luigi Maria Buzzi, Giuseppe Peruzzi, Alvaro Ricci e Luisa Ciambella; Beno Salvatori.

Giuseppe Ferlicca


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