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Giallo di Gradoli, nuove richieste istruttorie della difesa

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Paolo Esposito

Paolo Esposito

Ala Ceoban e il suo legale Pierfrancesco Bruno dopo la lettura della sentenza di primo grado

Ala Ceoban e il suo legale Pierfrancesco Bruno

Gli avvocati di Esposito Enrico Valentini e Mario Rosati

I giudici della Corte d'Assise viterbese leggono la sentenza

I giudici della Corte d'Assise viterbese durante la lettura della sentenza di primo grado

Il pm Renzo Petroselli

Il pm Renzo Petroselli

Gli avvocati di parte civile Claudia Polacchi e Luigi Sini

Gli avvocati di parte civile Claudia Polacchi e Luigi Sini

Tatiana Ceoban, la 36enne moldava scomparsa

Elena Ceoban, la figlia di Tania

(s.m.) – Giallo di Gradoli, depositati i motivi aggiunti.

La difesa di Paolo Esposito continua a scrivere.

Ieri mattina l’avvocato Enrico Valentini, legale dell’elettricista condannato  per l’omicidio della convivente Tatiana Ceoban e della figlia Elena, ha depositato i cosiddetti motivi aggiunti.

Circa una trentina di pagine che ampliano il ricorso presentato dalla difesa di Esposito contro la sentenza di primo grado del 13 maggio scorso: condanna all’ergastolo per lui e la sua amante Ala Ceoban (sorella di Tatiana), per duplice omicidio e occultamento di cadaveri.

Che le indagini fossero lacunose e a senso unico, i legali di Esposito lo hanno sempre sostenuto. Né sono bastate le 108 pagine di motivazioni della sentenza dei giudici della Corte d’Assise di Viterbo, a convincerli del contrario.

Per la difesa, i punti interrogativi restano. A cominciare dalla dinamica della morte di Elena e Tatiana.

Da qui, le nuove richieste istruttorie avanzate dai legali nei motivi aggiunti, in vista della prima udienza del processo d’appello.

La data è fissata al 22 maggio. Un anno e nove giorni dopo la sentenza di primo grado e a quasi tre anni precisi dalla scomparsa di madre e figlia, avvenuta il 30 maggio del 2009.

L’idea di una fuga volontaria delle due donne fu abbandonata quasi subito, dopo il ritrovamento del passaporto e di tracce di sangue di Tania nella villetta in cui la donna abitava con Esposito e le figlie. Fu a quel punto che gli investigatori, guidati dal pm Renzo Petroselli, cominciarono a battere la pista del duplice omicidio.

Il movente risultò loro chiaro solo dopo qualche mese, quando l’elettricista non poté più nascondere la sua relazione con la cognata Ala, residente a Santa Fiora (Grosseto), ma che era a Gradoli proprio nei giorni del presunto delitto.

Da quel momento in poi, gli inquirenti hanno sempre sostenuto la tesi del delitto efferato e premeditato. Motivato, anche secondo i giudici di primo grado, dal proposito dei due amanti di iniziare una nuova vita insieme. Un progetto che non poteva includere né Tatiana né Elena.

 


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