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Giallo di Gradoli, parte il processo d’appello

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Paolo Esposito

Paolo Esposito

Ala Ceoban

Ala Ceoban

I giudici Maurizio Pacioni ed Eugenio Turco

I giudici della Corte d'Assise di Viterbo Maurizio Pacioni ed Eugenio Turco

Tatiana Ceoban, la 36enne moldava scomparsa

Elena Ceoban, la figlia 13enne di Tania, anche lei scomparsa

L'avvocato di Ala Pierfrancesco Bruno

Gli avvocati di Esposito Mario Rosati ed Enrico Valentini

Gli avvocati di parte civile Claudia Polacchi e Luigi Sini

Gli avvocati di parte civile Claudia Polacchi (per la figlia di Esposito e Tatiana) e Luigi Sini (per la madre di Ala e Tatiana)

Giallo di Gradoli, parte il processo d’appello.

Prende il via questa mattina il processo d’appello a Paolo Esposito e Ala Ceoban.

Dopo i due ergastoli inflitti loro un anno e nove giorni fa dalla Corte d’Assise viterbese, gli amanti-cognati tornano in aula. Stavolta, davanti alla Corte d’Assise d’Appello di Roma, presieduta dal giudice Mario Lucio D’Andria, con a latere il magistrato autore di “Romanzo criminale”, Giancarlo De Cataldo. Sono gli stessi giudici del delitto di via Poma, che hanno assolto dall’accusa di omicidio Raniero Busco, ex fidanzato della vittima Simonetta Cesaroni, condannato in primo grado a 24 anni.

Spetterà a loro stabilire se l’elettricista 43enne di Gradoli e la badante moldava 27enne abbiano ucciso nella villetta di Esposito Tatiana ed Elena Ceoban, madre e figlia moldave di 36 e 13 anni, scomparse da Gradoli nel maggio 2009.

La prima udienza di questa mattina, quasi sicuramente, non sarà risolutiva. Aprirà la seduta il giudice relatore – probabilmente De Cataldo – che riassumerà la vicenda, elencando le ragioni che hanno spinto la difesa a ricorrere in appello e a presentare motivi aggiunti: sette nuove richieste istruttorie, tra cui quattro perizie che, se accolte, comporterebbero una riapertura del dibattimento.

Il resto è un’incognita. Difficile prevedere il prosieguo della seduta di oggi, così come tutto da definire è il calendario delle prossime udienze.

La parola potrebbe passare già in mattinata al procuratore generale presso la Corte d’Appello Alberto Cozzella – pubblica accusa al processo per il delitto di via Poma – per la requisitoria. Ma è anche possibile che la discussione si concentri sui motivi aggiunti della difesa. Sentito il procuratore, le parti civili e i difensori, i giudici potrebbero ritirarsi in camera di consiglio per decidere se accogliere o respingere gli ulteriori accertamenti richiesti dai legali. Se la Corte autorizzasse anche una sola delle perizie, i tempi del processo d’appello si allungherebbero. Anche se mai quanto quello di primo grado, andato avanti per undici mesi, dopo l’ascolto di un centinaio di testimoni.

Nella relazione tra i due imputati, i giudici di Viterbo hanno visto il movente dell’omicidio: Tania, sorella di Ala, continuava a convivere con Paolo, la figlia Elena (nata da un precedente matrimonio) e l’altra figlia, avuta dall’elettricista. Tolte di mezzo lei e Elena, i due amanti avrebbero avuto campo libero nel loro progetto di costruirsi un futuro insieme. Ma la difesa dissente. Parla di processo indiziario, prove inesistenti e molteplici scenari alternativi all’omicidio di madre e figlia, i cui corpi non sono mai stati trovati e la cui dinamica, per i legali, resta ancora tutto da spiegare.


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