![]() Giuseppe Fioroni |
– “Grillo? Rischia di rimanere un comico”. “Il Pd è l’unico partito in piedi in un cumulo di macerie”. “Dobbiamo trovare coi moderati di Casini e dell’Udc una nuova spinta per evitare l’antipolitica”.
E’ un’analisi a 360 gradi quella fatta da Giuseppe Fioroni, dopo i risultati delle amministrative in Italia. Elezioni che, per l’ex ministro, segnano la fine della seconda Repubblica e che consegnano al Pd l’importante compito di far ripartire il paese.
Un lavoro che deve essere portato avanti con serietà. Per Fioroni non c’è spazio alla comicità e agli sketch. Gli italiani vogliono altro.
Come giudica i risultati elettorali nella Tuscia?
“La riconferma di Tarquinia e Capranica è un risultato positivo. E’ stato premiato il buon governo – dice l’ex ministro -. La conquista di Ronciglione indica che il Pd è riuscito a creare una coalizione in grado di dare risposte e certezze per il futuro. Dispiace invece per il comune di Montalto e per il nostro ottimo candidato. Su questo risultato dobbiamo riflettere”.
Il centrosinistra perde infatti una storica roccaforte…
“E’ un rammarico proprio per questo. Dovremo lavorare per ricostruire la presenza del centrosinistra sul territorio, a partire dai giovani e dalle tante nuove risorse che si sono messe in gioco in questa tornata elettorale”.
Secondo lei da cosa è dipesa la sconfitta?
“Le lunghe stagioni di governo, anche di buon governo, in un periodo di crisi si prestano a pagare un conto maggiore delle altre. Scontano di più le critiche”.
Ma se si tratta di buon governo, non è una contraddizione?
“Anche Monti sta salvando il paese dalla distruzione – spiega -. Il suo esecutivo sta cercando di evitare che l’Italia faccia la fine della Grecia eppure in termini di popolarità e consenso, ogni giorno, si infrange con la dura realtà. Comunque non sono un cittadino di Montalto, loro hanno scelto dando un giudizio. Ora sta a noi recuperare sulle cose che non sono piaciute”.
Come valuta il dato nazionale soprattutto in relazione al governo Monti?
“Ci troviamo di fronte alla più grande evaporazione di gruppo dirigente e di consenso di due partiti, Pdl e Lega, mai verificato nella storia della Repubblica. Ora il Pd ha la grande responsabilità di creare le condizioni per una coalizione di forze in grado di garantire certezze. Dobbiamo ricostruire quella cultura politica che, in passato, ha dato agli italiani il senso di appartenenza e condivisione necessario nei momenti di sacrificio”.
Come esce il Pd da queste elezioni?
“Siamo l’unico grande partito politico e forza popolare degna di questo nome. Gli unici in piedi in un cumulo di macerie”.
Analizzando i dati, però il Partito democratico sembra aver perso in termini di consenso…
“In effetti c’è un calo che è del tutto fisiologico e che però non si può paragonare a quello che sta accadendo alle altre forze politiche del nostro sistema”.
Il Pdl si è sfaldato e questo ha creato non poco nervosismo. Berlusconi ha detto che ormai non sarà più possibile un appoggio “piatto” al governo. Cosa comporterà questo per il paese?
“Si è chiusa la seconda Repubblica e siamo entrati nel post berlusconismo – spiega Fioroni -. Il centrodestra non è ancora stato in grado di individuare la bussola per il dopo Berlusconi. E in tutto questo, l’ex premier ormai appartiene al passato e qualunque cosa dichiari non incide più di tanto sulla realtà attuale”.
Esiste un’area di centro data al 16 per cento, ma non intercettata da Casini (Udc). Queste elezioni dovevano essere la santificazione del Terzo polo che si è praticamente sfaldato. Alla luce di questo che valore ha la sua ipotesi di allearsi con qualcosa che fondamentalmente non c’è?
“Come spesso capita alle amministrative, il Terzo polo ha corso separatamente. In tutto questo, i consensi del’Udc mantengono un trend costante di moderata crescita. Il dato vero è che queste forze non sono in grado di incrociare i milioni di voti che non sono andati al Pdl e alla Lega. Cosa che peraltro capita al Pd. Su questo dobbiamo lavorare e riflettere”.
Ma esiste il Terzo polo?
“Questa è una domanda che va fatta a loro – dice -. Si sono costituiti con un’intervista e poi hanno annunciato il superamento su Twitter. Non si fa così. Prendo atto dei consensi che raccolgono e quelli dell’Unione di centro sono evidenti. Se esisteranno solo con una formazione aggregata o dissimulata, spetta a loro dirlo. Io mi rivolgo a quell’area moderata che fa riferimento all’Udc e ai suoi alleati. A Casini e il suo polo. Se poi lui vuole scioglierlo non è che viene meno l’interesse per quei moderati che erano lì aggregati”.
Quindi qual è la strategia del Pd?
“Cinquanta anni fa Moro, nel dare vita al primo governo di centrosinistra, diceva che le spinte di innovazione dei cittadini dovevano esser recepite dalle forze riformiste non facendo semplicemente da cassa di compensazione per l’ordinaria e buona amministrazione. Per lui c’era bisogno di coraggio. Coraggio per mettere in piedi una coalizione in grado di dare risposte di cambiamento che sono insieme certezze e speranze soprattutto in un momento di sacrificio. Anche io ne sono convinto. Il Pd deve trovare coi moderati di Casini e dell’Udc questa nuova spinta per evitare quello che oggi definiremo l’antipolitica”.
Cosa ne pensa della dirompenza delle liste di Beppe Grillo che hanno già espresso un sindaco e che andranno anche al ballottaggio a Parma?
“Questa di Grillo e dell’antipolitica è una politica contro. E’ una non risposta a una richiesta di donne e uomini che vogliono sobrietà, etica in politica, ma anche capacità, efficacia ed efficienza nel trovare soluzioni ai loro problemi. Il voto al Movimento a cinque stelle è il primo stadio di un voto contro chi oggi non è stato in grado di dare soluzioni. Ora sta a noi trovarle. Grillo non è in grado di dare una vera risposta”.
I numeri però parlano chiaro…
“Il consenso è significativo, ma è un consenso nano. E’ una risposta nana e non all’altezza dei bisogni di chi ha fatto la domanda”.
E’ d’accordo quindi con le dichiarazioni di Giorgio Napolitano che ha sminuito il boom del Movimento a cinque stelle?
“Napolitano ha risposto correttamente – conclude Fioroni -. Il capo dello Stato ha ben presente la situazione del paese e ha solo segnalato che quelli per Grillo sono consensi significativi in alcune parti, che in altre lo sono molto meno e in altre ancora sono assenti. Le sue dichiarazioni non mancano di rispetto per le scelte dei cittadini, era solo modo per ribadire una realtà rispetto all’enfatizzazione di un risultato. Come sempre la replica di Grillo è stata all’altezza di uno sketch. Il Movimento cinque stelle è diventato un partito, ma il suo mentore rischia di rimanere un comico”.
Paola Pierdomenico
