![]() Il segretario provinciale del Pd Andrea Egidi |
![]() Emanuele Trevi |
Riceviamo e pubblichiamo – La giornata del primo maggio deve essere colta per riflettere e stringerci idealmente, con maggiore intensità, al fianco dei tanti giovani che vivono le difficoltà di accedere al mondo del lavoro, dei padri di famiglia che improvvisamente si trovano senza occupazione e di quelle donne e quegli uomini che di lavoro sono morti.
Quella che stiamo attraversando è forse la più difficile crisi economica che il mondo occidentale ricordi. Oggi, a differenza di qualche anno fa, la sofferenza è tangibile.
Quando il Pd lanciava richieste di attenzione e palesava la necessità di interventi concreti, veniva ripreso puntualmente da un distratto governo di centrodestra che si limitava a ricordare che la crisi era una invenzione, sventolando presunti biglietti aerei introvabili e ristoranti pieni. Oggi la crisi morde concretamente, le aziende chiudono, i dati sono drammatici e le difficoltà sono arrivate a sentirsi sulla pelle delle famiglie. In tutto questo c’è l’iter parlamentare di una riforma del lavoro complessa e di portata storica.
Abbiamo assistito a mesi di contrapposizioni che non si sono di certo estinte; il partito democratico ha mediato e ottenuto dei risultati significativi rispetto alla posizione di partenza che appariva tutt’altro che equa, primo su tutti il superamento della palude dei licenziamenti economici infondati.
Sul tema articolo 18. Guai però ad abbassare la guardia, senza volersi arroccare su posizioni ideologiche, basta tenere a mente che i diritti quando si tratta di lavoro non sono mai troppi, facendo attenzione a non ricadere negli schemi novecenteschi che contrapponevano datore di lavoro e lavoratore. Oggi c’è la consapevolezza che la salute economica di uno dei due è direttamente collegata alla salute dell’altro ma, entrambi non navigano in buone acque.
Il partito democratico ha espresso molto chiaramente verso quale direzione si deve ancora procedere: potenziare le protezioni e gli ammortizzatori sociali che devono assumere un carattere universale e, parallelamente, allentare la morsa della degenerazione patologica della flessibilità che, in Italia, si è trasformata in precarietà. Il punto di partenza per fare questo è senza dubbio la consapevolezza del fatto che unora di lavoro flessibile deve costare di più di un’ora di lavoro stabile, perché molto spesso precarietà è sinonimo di ricatto. Una persona sotto ricatto vede a rischio la propria dignità.
Il tema è complesso e controverso, non bastano certo poche righe per sviscerarlo al meglio ma la ricorrenza del primo maggio è l’occasione per fermarci a riflettere e ribadire la necessità di mantenere il tema del lavoro al centro dell’agenda politica.
Emanuele Trevi
Responsabile Economia e Lavoro della federazione
Andrea Egidi
Segretario del Pd

