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Imprese, 450mila euro per favorire l’accesso al credito

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Ferindo Palombella

Ferindo Palombella

– La Giunta della Camera di Commercio di Viterbo, su mandato del Consiglio camerale, ha deciso di destinare 450mila euro per facilitare l’accesso al credito alle micro, piccole e medie imprese della provincia di Viterbo, attraverso i Consorzi di Garanzia Fidi-Confidi di riferimento delle singole Associazioni di categoria.

L’iniziativa si muove su tre linee di finanziamento: ampliare il fondo rischi dei Confidi e la loro capacità di garantire finanziamenti alle imprese; finanziare un fondo per una garanzia che tra Confidi e Camera di Commercio possa coprire fino all’80% dei singoli finanziamenti; contribuire alla riduzione del tasso di interesse praticato dalle banche.

“I dati presentati nell’ultimo Rapporto sull’economia della Tuscia Viterbese – dichiara Ferindo Palombella, presidente della Camera di Commercio di Viterbo – confermano il livello di difficoltà in cui versano gran parte delle nostre imprese, per le quali l’accesso al credito rappresenta un ulteriore motivo di difficoltà che va a sommarsi ai ritardi dei pagamenti, all’aumento delle spese correnti, alla riduzione dei consumi e alla contrazione degli ordini.

Per questo motivo – continua –  abbiamo deciso di intervenire, in modo ancor più incisivo rispetto agli anni scorsi, su quelle criticità che oggi possono rivelarsi anche vitali per le imprese con l’obiettivo di offrire agli imprenditori, attraverso i Confidi, concrete opportunità per superare le difficoltà contingenti”.

In particolare saranno privilegiate quelle richieste di finanziamento da parte delle imprese finalizzate a: investimenti strumentali all’attività dell’impresa, da realizzarsi nell’ambito del territorio della provincia; consolidamento del debito a breve termine; riqualificazione organizzativa-gestionale; avvio e sostentamento alle imprese in settori innovativi.

Inoltre, per la prima volta saranno ammessi progetti di realizzazione e di sviluppo di una rete di imprese e finanziamenti di cassa per ritardati pagamenti da parte delle pubbliche amministrazioni o di altre imprese.


Scheda sul credito nella provincia di Viterbo

I dati sul sistema del credito, mostrano una situazione ancora perturbata tra banche e imprese a seguito della crisi economico-finanziaria che si è sviluppata a partire dall’anno 2008.

Un dato allarmante risulta essere quello delle sofferenze bancarie. Nel 2010 a Viterbo le sofferenze bancarie avevano subito una variazione in aumento rispetto al 2009, pari al +17,4%, una percentuale che è risultata comunque la più bassa rispetto al dato del Lazio (+25,5%) e dell’Italia (+30%). Nel 2011 le sofferenze bancarie hanno subito nel Lazio una impennata ben più significativa della media nazionale (+66,4% contro +39,9% per l’Italia) mentre la provincia di Viterbo ha segnato un aumento del 63,3%, con un valore assoluto di 374.

Anche le operazioni che prevedono aperture di credito in conto corrente, segnano in provincia di Viterbo tassi superiori sia alla media nazionale, sia alla media regionale. Per le famiglie consumatrici il dato è 7,1 (contro 4,6 per il Lazio e 5,5 per l’Italia); per le imprese il dato è 7,8 (contro 6,7 per il Lazio e 7,2 per l’Italia). Nel complesso si deve rilevare una differenza tra il dato provinciale e quello nazionale di 1,5 punti per le famiglie, 0,6 per le imprese e 0,7 in totale che evidenziano, in questo settore, uno svantaggio competitivo per l’economia provinciale sia rispetto alla scala regionale, sia rispetto alla scala nazionale.

L’analisi dei depositi ed impieghi bancari sul territorio sono uno strumento per valutare il ruolo del credito nello sviluppo di un sistema produttivo locale.

Nella provincia di Viterbo si è registrato un incremento dei depositi bancari mediamente superiore a quello delle altre province laziali e alla media Italia. Il territorio della Tuscia è costellato da istituti finanziari di piccole dimensioni che raccolgono il 60% dei depositi viterbesi, a fronte di quote quasi dimezzate nel territorio nazionale (media Italia 35%), il quale si contraddistingue per la raccolta dei grandi istituti (41,4%).

Spostando l’attenzione sugli impieghi si evidenzia come anche qui, gli istituti di piccole dimensioni impieghino oltre il 50% del totale degli impieghi, mentre a livello nazionale la percentuale è intorno al 30%, mentre per le banche maggiori le percentuali sostanzialmente si invertono.

Per quel che riguarda i principali destinatari di finanziamenti è interessante notare la crescita degli impieghi bancari per le famiglie consumatrici viterbesi le quali, risultano sempre più indebitate seguendo un trend che vale anche a livello nazionale, mentre le società non finanziarie e le famiglie produttrici hanno rallentato la crescita del proprio indebitamento sia, probabilmente, per le minori concessioni di credito da parte delle banche, sia per una minor propensione agli investimenti.

Dall’indagine condotta presso le imprese viterbesi emerge innanzitutto che una quota abbastanza rilevante (14,5%) del sistema produttivo locale nel 2011 abbia dovuto affrontare problemi di ordine finanziario, non riuscendo a soddisfare a pieno il proprio fabbisogno.

Tra le cause principali dello squilibrio tra fabbisogno e disponibilità finanziaria le imprese indicano le perdite di fatturato (29,5%) e i ritardi nell’incasso dei crediti da parte di altre imprese (23,4%), e verso la P.A., indicati dal 6,3% di imprese. A ciò si aggiungono, per quasi un’impresa su due, difficoltà sopravvenute, non previste per tempo.

Le difficoltà finanziarie, nascono spesso “a valle” della catena del valore, a causa di entrate non realizzate, e finiscono anche col riflettersi sugli anelli “a monte”, mettendo in pericolo l’intera filiera produttiva; per farvi fronte, infatti, molte imprese hanno dichiarato di aver a loro volta dovuto posticipare i pagamenti ai fornitori (53,1%) o ai lavoratori (18,8%). Una quota più ridotta di imprese ha invece utilizzato nuovi prestiti: una su cinque ha fatto ricorso ad altri canali di finanziamento (20,3%), il 17,2% a scoperti presso il sistema bancario o altri operatori e una quota inferiore (6,3%) a prestiti da parte di soci e azionisti.

Le imprese di Viterbo hanno, utilizzato tali risorse in larghissima parte per sostenere le spese correnti (64,8% del campione) e del personale (13,9%), per acquistare materie prime e semilavorati (45,5%) e per risolvere situazioni debitorie verso clienti e fornitori (31,6%), insomma per far fronte alla gestione ordinaria dell’azienda.

A Viterbo, dunque, come del resto diffusamente sul territorio nazionale, le imprese sembrano rispondere ad una situazione congiunturale critica utilizzando i finanziamenti disponibili, anche quelli bancari, per garantire la sopravvivenza dell’azienda e rispondere a situazioni di difficoltà corrente.

L’indagine rileva inoltre per l’ultimo esercizio, un certo deterioramento nella capacità delle imprese provinciali di ottenere credito da parte del sistema bancario: oltre tre imprese su dieci ritengono, infatti, che tale capacità sia peggiorata (in misura lieve per il 12,7%, forte per il 18%) a fronte del solo 1,4% che ha osservato un leggero miglioramento (per un saldo tra valutazioni negative e positive pari a -29 punti percentuali), mentre per circa due terzi del campione la capacità di ottenere credito è rimasta invariata (65,2%).

Un ulteriore dato, sintomatico dell’inasprimento del rapporto con il sistema creditizio, è rappresentato dalla quota di aziende viterbesi con un finanziamento in essere che nel 2011 hanno ricevuto una richiesta di rientro da parte del sistema bancario, che ammonta al 14% (a fronte di poco meno dell’11% nella media italiana). Ciò significa che, in base ai parametri di valutazione delle banche, circa un’impresa su sette è stata considerata in difficoltà, a possibile rischio di insolvenza.

Per fronteggiare le difficoltà finanziarie delle imprese, soprattutto quelle piccole e piccolissime, un utile strumento sono i consorzi di garanzia fidi (Confidi).

Nel 2011 il 4,3% di imprese provinciali si è rivolta a un Confidi (era il 16% nel 2009) per ottenere un finanziamento, a fronte del 62,3% che invece ne ha fatto a meno, preferendo gestire in maniera autonoma il rapporto con l’ente finanziatore, e di un altro terzo (33,4%) che invece non ha richiesto credito.

 



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