![]() Il carcere di Mammagialla |
![]() Il tribunale di Viterbo |
– Schiaffeggiato. Pestato. Derubato di parte dei suoi soldi e di un crocifisso antico. Un ricordo del suo trisavolo gettato via insieme alle sue cose.
E’ un’escalation di crudeltà quella raccontata, ieri mattina, da un ex detenuto di Mammagialla, parte civile al processo contro un agente di polizia penitenziaria.
L’ex detenuto lo ha denunciato nel 2008. Lesioni e violenza privata le accuse che ricadono sul poliziotto, sospettato di aver partecipato ad almeno uno dei presunti pestaggi che il detenuto avrebbe subito in carcere a luglio 2008.
Due aggressioni in due giorni. Una quando è entrato nel penitenziario. L’altra all’uscita. “E ringrazia Dio che esci adesso, perché sennò tte facevamo usci’ morto”, gli avrebbe detto uno degli agenti.
“Ero stato arrestato per droga – ha raccontato l’uomo, ieri mattina, al processo in corso al tribunale di Viterbo -. Sono arrivato in cella sabato 19 luglio. Lunedì 21 ho lasciato soldi e vestiti. Avevo 176 euro. Quando sono uscito ne ho ritrovati 104. Indossavo degli scarponi pesanti. Ho chiesto di toglierli per mettere un paio di zoccoli che avevo con me. Me lo hanno proibito. Ho insistito educatamente, ma l’agente mi si è rivoltato contro. “Devi sta’ zitto, qui comandiamo noi”, mi ha detto. E poi mi ha preso a schiaffi, colpendomi ripetutamente alla mano con una penna che gli si è rotta quasi subito. A quel punto ha preso un chiodo e ha continuato con quello. Intanto un altro agente mi prendeva a pugni e un altro ancora, l’imputato, se la rideva. Sono andato in cella sanguinante e senza scarpe. Mortificato”.
Il giorno dopo, il gip lo ha scarcerato. Ma all’uscita da Mammagialla, il detenuto ha di nuovo incontrato l’imputato. Il poliziotto che avrebbe assistito ridendo al pestaggio della sera prima. “Mi ha fatto firmare un foglio. Poi, quando ho chiesto dov’erano le mie cose, mi ha detto che erano state buttate. Compreso il crocifisso del mio trisavolo, a cui tenevo tantissimo. Mi ha sferrato un destro. Un suo collega lì vicino me ne ha dato un altro. Sono tornato a casa intontito, con 70 euro in meno e quattro carabattole che non erano neanche mie. Mi girava così tanto la testa che sono dovuto andare in ospedale”.
Oltre all’ex detenuto, sul banco dei testimoni, anche due medici che lo hanno visitato in carcere. Uno ha definito “lesioni da grattamento” quelle che l’arrestato aveva sulle mani. Una diagnosi che sembrerebbe suggerire che l’uomo avrebbe potuto provocarsi quei segni anche da solo, sfregando la mano contro qualcosa.
Il processo continua il 26 settembre.

