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“Nel ricordo di Rita Atria”, bene l’incontro

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Riceviamo e pubblichiamo – In una Sala Regia piena fino all’inverosimile, si è tenuto ieri un incontro sulla lotta alla criminalità organizzata “Nel ricordo di Rita Atria”, la ragazza scomparsa a 18 anni e che ebbe il coraggio di denunciare la mafia del suo paese cominciando da suo padre e da suo fratello.

In questi giorni si celebra il 20esimo anniversario della morte di Falcone e Borsellino, due grandi uomini impegnati contro “una civiltà contraria: la civiltà della morte” (come la definì Giovanni Paolo ll in un suo celebre discorso) e che hanno pagato con la loro stessa vita il loro grande amore per la verità e per la libertà.

Ma questo amore immenso non è andato perduto e lo hanno ereditato tanti giovani che non accettano più di essere schiavi della cultura dell’arroganza e ogni giorno combattono contro tutte le mafie e le camorre che inquinano la nostra società.

Anche Rita era una ragazza semplice come tante, senza alcuna mania di protagonismo, colpevole solo di non sopportare l’arroganza e le manipolazioni della verità.

Questa manifestazione è stata organizzata da chi è quotidianamente impegnato sul fronte della legalità anche attraverso una costante presenza dentro il carcere, che non è frutto di indulgenza verso chi ha un discutibile passato ma di un progetto al fianco di chi vuole ricostruire un degno futuro: un futuro dove la riconciliazione prevalga su ogni conflitto e dove la cultura della legalità vada a sostituire ogni subcultura della devianza.

Studenti e cittadini comuni hanno voluto testimoniare con la loro presenza che la civiltà della morte non fermerà chi ama la nostra città e soprattutto non scoraggerà chi desidera un mondo migliore per sé stesso e per i propri figli.

Il convegno è stato animato da filmati e musiche sapientemente preparati per creare un clima positivo e non una rievocazione di qualcosa che è finito, perché Rita Atria possa vivere ancora oggi soprattutto sulle gambe e nella testa dei nostri giovani; i relatori hanno parlato di cultura e cambiamento, di prospettive economiche e giuridiche e uno scatenato Don Luigi Merola (che da anni vive a Napoli una vita “blindata” a causa della sua lotta alla camorra) ha intrattenuto i presenti ricordando che la criminalità si sconfigge con un impegno quotidiano nei vicoli e nelle periferie abbandonate delle città e nelle case dei diseredati.

Ma la criminalità si sconfigge anche combattendo quella sottile e ancora troppo diffusa cultura dei favori e delle raccomandazioni che di fatto ricatta tante famiglie e tanti giovani a caccia di un futuro; al termine dell’incontro sono stati proprio gli studenti a gridare forte che loro non sono in vendita e neanche le bombe davanti alle scuole li potranno fermare.

La manifestazione è stata patrocinata dai servizi sociali del Comune di Viterbo e si coerentemente inserita nel nutrito programma della settimana del volontariato; oltre a studenti e cittadini, hanno partecipato personalmente la direttrice del carcere e lo staff degli educatori per sottolineare la sinergia che esiste con tutte le associazioni di volontari in carcere, l’obiettivo delle quali non è solo quello della risocializzazione e del reinserimento ma anche quello della prevenzione.

Gavac onlus
Associazione “Accussì”
A voce d’e creature onlus


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