![]() Un'aula del Palazzo di Giustizia viterbese |
– Ha venduto l’Opel Corsa della figlia a sua insaputa. A giudizio è finita la persona che aveva comprato la macchina a fine marzo 2010.
L’uomo è stato assolto ieri mattina dall’accusa di appropriazione indebita. Ma quell’auto che pensava di aver comprato regolarmente e per la quale aveva speso 4mila e 500 euro dovrà restituirla alla ragazza.
Così ha disposto il giudice del tribunale di Viterbo Rita Cialoni.
Lei, dopo una furiosa lite col padre, che se ne va di casa senza più farsi vivo, si vede sparire la macchina. Sporge denuncia contro ignoti per appropriazione indebita, per poi ritrovarla poco tempo dopo. Alla guida c’è un conoscente del padre della ragazza, che dice di averla comprata e di non essere disposto a cedergliela. Da qui, il processo conclusosi ieri al tribunale di Viterbo.
L’imputato ha spiegato di essersi accordato con un autosalone per il passaggio di proprietà, che risulterebbe fatto, però, almeno un mese e mezzo dopo l’acquisto. “Che colpa ne ho io se l’hanno fatto in ritardo? – si è lamentato l’imputato in aula -. Ho solo comprato un’auto da una persona di fiducia, che mi aveva venduto anche dei furgoni, in passato. Ora devo perdere sia i soldi che la macchina?”. Ebbene sì. A meno di non voler intentare alla ragazza una causa civile per recuperare l’autovettura. Ma l’imputato ha preferito chiudere la faccenda. Con un’assoluzione ma senza macchina.
