– “La pubblica amministrazione onori i debiti o consenta la totale e piena compensazione tra crediti e debiti fiscali e contributivi. Non possono altresì subire rallentamenti l’adozione della direttiva sui termini di pagamento e l’introduzione dell’Iva per cassa, per non indebolire ulteriormente la resistenza delle imprese”. E’ netta la posizione di Sergio Silvestrini, segretario generale della Cna.
La drammatica crisi finanziaria delle imprese impone scelte concrete e immediate. Per questa ragione, “la Cna ritiene insufficienti le soluzioni indicate dal governo per affrontare il grave problema dei ritardi dei pagamenti delle pubbliche amministrazioni”.
Sono in corso al Tesoro, come è noto, incontri tecnici con le associazioni imprenditoriali e l’Abi per definire l’intesa sui debiti della pubblica amministrazione e sbloccare così una parte dei ritardati pagamenti. Restano alcuni punti critici, come il passaggio all’istituto del “pro solvendo”, che consente all’impresa di ottenere la certificazione del credito solo garantendo la solvibilità dell’Ente debitore; le compensazioni dei crediti maturati, che, secondo i rappresentanti delle imprese, vanno estese ai debiti con lo Stato iscritti a ruolo e con quelli contributivi e assicurativi; l’entità del credito da indicare nella certificazione e l’indicazione dei termini di pagamento.
La Cna è certamente consapevole delle rigidità derivanti dai vincoli del bilancio pubblico e dal quadro legislativo, ma “una situazione straordinaria richiede soluzioni concrete al di fuori dell’ordinario. Soluzioni semplici e immediatamente utilizzabili, capaci di generare effetti reali sulla liquidità delle piccole imprese, messe a dura prova dall’ingorgo delle scadenze fiscali delle prossime settimane”.
Secondo Angelo Pieri, presidente provinciale della Cna, “la mancanza di liquidità sta facendo morire le imprese. La situazione è diventata, anche nella Tuscia, insostenibile. Bisogna chiudere al più presto la stagione dei ritardati pagamenti, allineando l’Italia, i cui Enti pubblici hanno oggi il triste primato di peggiori pagatori d’Europa, ai Paesi più avanzati”.