– Revocato l’obbligo di firma per Claudio Pezzini.
L’antiquario 58enne di Bolsena coinvolto nel blitz Lions, è tornato completamente libero. Delle 11 persone arrestate nel settembre scorso, Pezzini era l’unico ancora gravato da provvedimenti restrittivi.
Gli altri sono a piede libero da mesi e per sei di loro la vicenda si è già chiusa in fase di indagini, o con l’archiviazione o con il patteggiamento. Tra questi c’è anche lo stesso Pezzini, che ha patteggiato due anni e dieci mesi a marzo.
La richiesta di revoca dell’obbligo di firma era stata avanzata la scorsa settimana dal suo avvocato, Vincenzo Dionisi. Il gip Franca Marinelli l’ha accolta ieri mattina.
L’antiquario fu arrestato a settembre 2011 per ricettazione, furto e usura. L’indagine che fece scattare il blitz e gli 11 arresti partì proprio da Pezzini, vittima di una presunta estorsione insieme al nipote (anche lui arrestato, ma la cui posizione è stata archiviata).
Gli accertamenti dei militari svelarono presunti prestiti con interessi di tasso usurario, erogati da Pezzini a un imprenditore in forti difficoltà economiche.
Lo stesso antiquario avrebbe eseguito un furto in un appartamento di Bolsena, in concorso con una delle persone arrestate. I preziosi rubati, secondo le indagini dei carabinieri, erano stati ricettati, insieme a 15 chili di argenteria provento di un altro furto, commesso nel Reatino.
Quanto all’accusa di ricettazione, mossa a Pezzini e ad altri quattro indagati, riguarderebbe, invece, le opere d’arte trovate dai militari nelle perquisizioni del 16 ottobre 2010: il busto reliquiario ligneo di San Dioniso, rubato nel 1933 al Comune di Valfabbrica (Perugia) e i due leoni in porfido che danno il nome all’operazione, trafugati nel 2009 al Real Collegio di Lucca. Il loro valore si aggira intorno ai 700mila euro.
Tra i destinatari delle misure cautelari in carcere, Pezzini è stato l’ultimo a uscire di cella. L’antiquario ha lasciato Mammagialla il 3 dicembre. Fino a febbraio è rimasto ai domiciliari. Infine, l’obbligo di firma, revocato ieri.
Gli altri cinque sono ancora in attesa della fissazione della prima udienza del processo, davanti al giudice del tribunale di Viterbo.
