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Un anno fa l’ergastolo a Esposito e Ala Ceoban

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I giudici della Corte d'Assise viterbese leggono la sentenza

I giudici della Corte d'Assise viterbese leggono la sentenza

Paolo Esposito al momento della lettura della sentenza

Ala Ceoban durante la lettura della sentenza

Ala Ceoban durante la lettura della sentenza

Esposito stringe la mano del suo legale Mario Rosati durante la lettura della sentenza

Esposito stringe la mano del suo legale Mario Rosati durante la lettura della sentenza

Un anno fa l’ergastolo a Paolo Esposito e Ala Ceoban.

Era il 13 maggio 2011. La Corte d’Assise di Viterbo condannava al carcere a vita i due “amanti diabolici” per il duplice omicidio di Tatiana ed Elena Ceoban, madre e figlia scomparse da Gradoli nel 2009.

Una sentenza partorita cinque ore di camera di consiglio, al termine delle quali il presidente della Corte Maurizio Pacioni ha letto il dispositivo: ergastolo con un anno di isolamento diurno, interdizione perpetua dai pubblici uffici, provvisionale da 50mila euro ciascuno e pubblicazione della sentenza a Gradoli, Santa Fiora e Viterbo. Dopo undici mesi di processo, perizie e testimonianze.

I giudici hanno giustificato la loro decisione in un voluminoso fascicolo di motivazioni. 108 pagine in cui argomentano il movente del duplice omicidio, individuandolo nella storia d’amore tra i due cognati Ala Ceoban e Paolo Esposito. Lei 24 anni, lui 40, all’epoca dei fatti. Una sorella, l’altro convivente di Tatiana, dalla quale era però “separato in casa” almeno da due anni. Perché era con Ala, secondo la Corte, che Paolo avrebbe voluto una famiglia. Ma per averla doveva distruggere quella costruita con Tania, eccezion fatta per la bimba di pochi anni da lei avuta e che avrebbe potuto crescere con Ala.

La verità dei giudici Maurizio Pacioni ed Eugenio Turco è che Elena e Tatiana siano state uccise. Dal prossimo 22 maggio, spetterà alla Corte d’Assise d’appello decidere se confermarla o ribaltarla.


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