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Viterbo – Oliviero Beha al Salotto delle 6

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Riceviamo e pubblichiamo – Oliviero Beha e “i peggiori anni della nostra vita” al Salotto delle 6 di Pasquale Bottone.

Giovedì 17 maggio terzo appuntamento del viaggio nell’Italia che verrà.

Dopo l’indagine sui costi della malapolitica con la giornalista del Foglio, Nunzia Penelope, che attraverso il suo “Soldi rubati” ha snocciolato con estremo rigore dati sulla cultura dell’illegalità in Italia – dai 120 miliardi di evasione fiscale ai 30 di evasione contributiva, sottratti all’Inps tramite i 3,5 milioni di lavoratori in nero; dal tasso di disonestà delle imprese italiane, tra le prime nell’esportazione della corruzione all’estero, agli ingenti proventi delle mafie, superiori a quelli di Eni, Fiat ed Enel, cioè le principali società quotate in borsa – l’attenzione del Salotto si posa dall’orrore economico all’orrore culturale nell’appuntamento “Italiani, brava gente” con Oliviero Beha.

“Ho sempre apprezzato particolarmente Beha perché non ha mai temuto di andare controcorrente quando si trattava di difendere le sue idee e poi perché mi è sempre sembrato un professionista acuto e libero, un giornalista svincolato dalle logiche dei partiti e del pensiero unico. Il suo libro appena uscito, ‘Il culo e lo stivale’ mi ha molto colpito per l’analisi dolente, ma appassionata, sincera, del periodo storico che sta vivendo il fu Belpaese”.

Queste le parole di Pasquale Bottone su Oliviero Beha, da sempre bastian contrario, che nel suo “Il culo e lo stivale”, pubblicato da Chiarelettere, stila una sorta di manuale sui peggiori anni della nostra vita.

“I peggiori anni della nostra vita” infatti il sottotitolo, eloquente quanto provocatorio il titolo. O forse no.

No, perché “culo” ormai è un termine di uso comune entrato addirittura nel linguaggio politico delle risse in tv, è ovunque, ormai sdoganato, tanto che ci siamo ritrovati, forse senza accorgercene, in un “cul de sac” che è l’Italia, lo stivale, impantanato nei suoi limiti culturali, in un massacro tutto nostrano che richiama lo spread, non solo economico, ma del pensiero.

Beha analizza le cause di questo stato comatoso e individua nel buco nero culturale dell’intero dopoguerra le origini del declino: un repentino passaggio dalla civiltà contadina a quella industriale che però non ha saputo mantenere i caratteri popolari di base, per poi giungere alla televisione di massa, dove si ottengono assai facilmente carriera e soldi senza saper fare nulla.

In un simile contesto, Berlusconi per Beha è figlio di questa epoca, non ne è il padre.

L’ex premier diviene pertanto il prototipo del berlusconismo inteso come disastro della politica, quella sottocultura che va combattuta e ripulita, un terreno da smuovere, arare e riseminare per un ritorno alla civiltà.

Salotto delle 6


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