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“Abbiamo evitato 1200 aborti”

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L'ospedale Belcolle di Viterbo

L'ospedale Belcolle di Viterbo

– “Le donne abortiscono perché sono sole. A volte basta solo ascoltarle per salvare una vita”.

Maria Fanti è la presidente del Centro di aiuto alla vita in via Brenta, a Viterbo. E’ volontaria da anni.

Di donne che volevano interrompere la gravidanza ne ha viste, consigliate e aiutate tante, ieri come oggi. Anche a Viterbo, dove abortire non solo è possibile, ma non è neppure difficile, secondo quanto sostiene la Asl. La pratica porta via poco tempo. Basta andare a Belcolle, fare analisi ed ecografia e fissare l’appuntamento a Ronciglione per il lunedì successivo. Per cancellare un figlio può bastare una settimana. Ma è questo il dettato della legge 194?

“La donna, in realtà, dovrebbe avere sette giorni di tempo per pensare alla sua scelta – spiega Fanti -. Dovrebbe poter avere la possibilità di interpellare strutture di ascolto e accoglienza, che possano sostenerla e guidarla, facendole capire che l’aborto non è l’unica via. Questo passaggio, che dovrebbe essere un protocollo obbligato, viene praticamente saltato a pie’ pari. La donna che vuole abortire lo fa automaticamente. Senza essere messa in contatto con quella rete di assistenza che potrebbe impedirle di commettere il più grande errore della sua vita”.

L’attività del centro è di oltre trent’anni.

“In trent’anni di attività il Centro di aiuto alla vita di Viterbo ha fatto nascere 1200 bambini, strappandoli a una scelta di morte che sembrava inevitabile. E invece, in tantissime ci ripensano. Molte sono sole e disperate, ma gli basta guardare l’ecografia del bambino per cambiare idea. Le altre, quelle che vanno fino in fondo, non conoscono le realtà dei consultori o dei Centri di aiuto alla vita e ci arrivano dopo. Quando è già tardi. Le più disperate sono loro, quelle che hanno già abortito. Perché l’aborto è vuoto. E’ il pensiero di un figlio che poteva esserci e non c’è più. Al suo posto c’è solo rimpianto. Ed è un dolore sentirsi dire, così tanto spesso, da loro, “perché non sono venuta prima qui?””.

Vero è che, nel Lazio, il numero dei medici obiettori è vertiginosamente cresciuto, negli ultimi anni, arrivando al 90%. “Bisognerebbe domandarsi come mai – commenta la presidente del centro viterbese -. La nostra capillare opera di sensibilizzazione, forse, ha contribuito a questo risultato. Abbiamo lottato e lottiamo ancora per far capire che la vita inizia dal concepimento e che dalla seconda settimana di gestazione il bambino ha già un cuore che batte. Ma non basta ancora: l’aborto resta la strada maestra per tante. Anche per motivi apparentemente banali, che sono ancor più intollerabili, ammesso che possa esistere un motivo valido per troncare una vita sul nascere”.

Il messaggio è forte e chiaro: “Le donne devono essere libere di scegliere. Purché la loro libertà sia consapevole del fatto che c’è una strada diversa dalla morte”. Una strada che, a Viterbo, può essere via Brenta e il suo Centro di aiuto alla vita.


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