![]() L'avvocato di Ala Pierfrancesco Bruno |
![]() Ala Ceoban |
![]() Tatiana Ceoban |
![]() Elena Ceoban |
– “Anche otto anni sono inaccettabili per me che non ho fatto niente”.
Così Ala Ceoban ha commentato con il suo avvocato la sentenza di secondo grado che ha diminuito la sua condanna dall’ergastolo a otto anni.
La 27enne moldava doveva rispondere dell’omicidio della sorella 36enne Tatiana e della nipote 13enne Elena. Ma se in primo grado, i giudici di Viterbo l’avevano ritenuta determinante nella pianificazione dei due delitti, insieme al suo amante Paolo Esposito, in appello il ruolo di Ala cambia.
La Corte d’Assise romana fa cadere concorso morale e premeditazione, ritenendo Ala colpevole di favoreggiamento. Non ha ucciso, ma trovandosi casualmente sulla scena del delitto, ha aiutato a uccidere, accettando di nascondere i corpi insieme a Esposito e di cancellare le tracce.
“Il cambiamento è sostanziale – afferma il suo avvocato Pierfrancesco Bruno -. In termini quantitativi, ma anche qualitativi. Ala non è l’omicida, come riteneva la Procura, né l’ideatrice dell’omicidio. Questo fa ben sperare anche per un eventuale ricorso in Cassazione”.
Come tutti, però, anche l’avvocato Bruno ha fretta di leggere le motivazioni, che arriveranno nei prossimi 60 giorni. “Sarà interessante capire come i giudici hanno trasformato l’omicidio in favoreggiamento. Sono due condotte completamente diverse. Ora come ora è un po’ difficile dare valutazioni senza conoscere il perché della sentenza”.
Il difensore, comunque, intravede buoni margini per un ulteriore alleggerimento in Cassazione. “L’eventuale critica alla sentenza dovrà contenere riferimenti a vizi specifici, altrimenti il ricorso in Cassazione non è fattibile. Ma la possibilità di ricorrere la intravedo”.
Se l’avvocato è tutto sommato soddisfatto, per Ala l’amarezza rimane. “Uscire anche stavolta dall’aula con il marchio di aver fatto sparire il cadavere della sorella e della nipote, la fa rabbrividire. Ma rispetto all’ergastolo del primo grado, è già una conquista. Forse si aspettava di essere condannata solo per l’occultamento dei cadaveri. La pena, in quel caso, sarebbe stata di tre anni. Ala li ha già scontati e sarebbe uscita subito. Ma la prospettiva è diversa. Non usciremo dal tunnel domani e questo, per lei, è chiaramente un peso e un dolore“.



