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Batteriosi kiwi, ottenuti importanti risultati

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Riceviamo e pubblichiamo – La ricerca italiana continua ad acquisire ed a divulgare importanti informazioni e risultati riguardanti la problematica di natura batterica causata da Pseudomonas syringae pv. actinidiae, Psa che, dal 2008, sta determinando notevoli danni alle coltivazioni di Actinidia in Italia, come in Europa, in Nuova Zelanda, ed in altri Stati dove la produzione del kiwi riveste un ruolo primario e di notevole importanza commerciale.

La ricerca, sostenuta dal Mipaaf ed in parter dalla Regione Lazioe è stata sviluppata dal Gruppo di Fitobatteriologia ed il Cime (Centro interdipartimentale di microscopia elettronica) dell’Ateneo di Viterbo, in collaborazione il Forest Ecology and Forest Management Group, Centre for Ecosystem Studies, dell’Università di Wageningen (Olanda), sarà a breve pubblicata sulla prestigiosa rivista americana di patologia vegetale, Phytopathology.

Lo studio, durato circa 3 anni, dopo innumerevoli ipotesi, permette di chiarire importanti aspetti quali sono, le strategie che vengono adottate da Psa per penetrare nelle piante di Actinidia spp. e, come le stesse piante reagiscono nel tempo all’attacco di questo temibile batterio.

Attraverso lo studio di piante di Actinidia spp. naturalmente affette da Psa e di altre contaminate artificialmente mediante differenti tecniche, ed anche in virtù dell’ausilio di specifiche tecniche di microscopia (ottica, trasmissione, scansione) si evidenzia come l’agente del cancro batterico sia in grado di penetrare attraverso aperture naturali (stomi, lenticelle) o ferite e di diffondersi poi mediante i vasi xilematici ed i vasi floematici.

Mediante la ricerca è stato anche possibile evidenziare e correlare tipiche alterazioni anatomiche del legno (riduzione delle sezioni dei vasi conduttori, formazione di tille, riduzione degli anelli di accrescimento) con l’infezione da parte del batterio vascolare. Le stesse alterazioni interne hanno permesso inoltre di evidenziare come, tra l’iniziale penetrazione da parte di Psa nelle piante e la manifestazione evidente dei sintomi, intercorra uno spazio temporale che, l’applicazione di specifiche analisi dendrocronologiche, hanno permesso di studiare e di chiarire in dettaglio.

Inoltre, in virtù di quanto osservato, la ricerca evidenzia come, la pratica della capitozzatura, largamente adottata ovunque in questi anni per tentare di riallevare piante precedentemente infettate da Psa, risulti poco efficace ed anzi, possa favorire la spravvivenza del batterio all’interno delle piante con la conseguente infezione delle nuove emissioni, e come la sua ulteriore diffusione possa essere facilitata attraverso la fuoriscita della linfa infetta.

Lo studio permette quindi di chiarire importanti aspetti inerenti la biologia e l’epidemiologia di questo batterio fitopatogeno, come di indirizzare lo sviluppo di appropriate strategie per un contenimento/controllo di Psa, proprio in funzione delle sue strategie di infezione e delle reazioni delle piante di Actinidia spp. ad un suo attacco.

Dottor Giorgio M. Balestra


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