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C’era una volta il sacro bosco di Bomarzo…

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Antonello Ricci

Antonello Ricci

– Il sacro bosco (o parco dei Mostri, che dir si voglia) a Bomarzo?

Beh, non vorrei dirvelo così, tutto in una volta. Ma Bomarzo l’ha inventato Salvador Dalì, con la sua performance surrealista del 1948. Quando, con una candela accesa in Bocca all’Orco, ritrovò Geppetto (e il suo Pinocchio) nel ventre della Balena.

Bomarzo l’ha inventato Mario Praz, con il suo articolo per l’Illustrazione italiana, che immortalava il ricordo e l’incanto di una incursione nella calda estate del ’49.

Bomarzo l’ha inventato Michelangelo Antonioni nel ’50, con il suo ariostesco cortometraggio, La villa dei mostri.

Bomarzo l’ha inventato la famiglia Bettini, che nel 1954 acquistava quel giardino segreto, facendone in pochi anni un “luna park di pietra” (sic Alberto Moravia) che tutto il mondo ci invidia e che avrebbe ispirato, di lì a breve, il romanzo feuilleton dell’argentino Manuel Mujica Lainez e le arie di Alberto Ginastera (anni dopo avrebbe anche “strappato” a Jorge Luis Borges, ormai cieco, la maliziosa promessa di una visita mai concretizzatasi… ma questa è un’altra storia).

Bomarzo, insomma, l’hanno inventato il piano Marshall, la Ricostruzione, il Miracolo Italiano: gli anni della modernizzazione a tappe forzate di un Paese, l’Italia, che avrebbe fatto presto a scordarsi di sé, delle proprie radici contadine, di essere stato Brancaleone e Pappagone.

1954. Nasce Mamma Rai e la plastica trionfa, sul mercato e nella vita quotidiana.

È stato Bettini il fondatore di Bomarzo, il “vero” Vicino Orsini. Nel tempo dell’ascesa di nuove aristocrazie piccolo-borghesi. Feudi nuovi, inedite nobiltà.

Fino a fondere e confondere il racconto pubblico del proprio “casato” e del proprio amore coniugale con quelli di un principe guerriero-letterato (Vicino Orsini, appunto) e della sua aristocraticissima consorte (Giulia Farnese). Uno studioso del Rinascimento non esiterebbe a parlare di “genealogie impossibili”.

Fino a quel momento invece, Bomarzo era stato il buco nero di una rimozione lunga quattrocento anni. Era stato come la vigna di Renzo dopo la peste. Era stato campo di pannocchie, ricovero per greggi e per fanciulli con calzoni a zompafosso, intenti a rubar mele. E vecchi contadini armati di roncola all’inseguimento.

Perché sempre un paesaggio sorge laddove la natura incontra l’uomo. Perché sempre popoli ed eroi-demiurghi scrivono il territorio che abitano, facendone alfabeto e narrazione identitaria. Fino a quando i pronipoti di quegli stessi popoli, di quegli stessi demiurghi fondatori, tiranneggiati dalle urgenze del presente, non si voltano dall’altra parte e – in tutt’altre faccende affaccendati – non si distraggono.

E così, pian piano, quel paesaggio si scorda di sé, regredisce a forme “naturali” e pittoresche. Passerà altro tempo, il ciclo ricomincerà. Ma intanto, il senso originario di quel paesaggio-alfabeto si vela, sbiadisce. E quei segni, comprensibili fino all’altro ieri, diventano geroglifici di incerta decifrazione. Su cui gli studiosi si scornano, sognano i viaggiatori.

Per questo, se oggi vai a Bomarzo e cammini per i viali sghembi del suo parco “mostruoso”, ti imbatti in una entrata che non è una entrata. O un teatro che non è un teatro. E due obelischi buttati a dormire nella macchia. Un verso poetico e una data, imbarazzanti entrambi.

E due sfingi che cambiano di posto (e il loro indovinello perde di senso). E non ti sorprendi neanche troppo che ci si possa esser scordati della sfacciata folla di somiglianze “miliari” tra le smisurate creature di Vicino Orsini e ciò che Giulio Camillo descrive nella sua Idea del Theatro datata 1550.

Tutto questo e tanto-tanto altro proverò a raccontarvi, giovedì pomeriggio, passeggiando nel labirinto del Sacro Bosco di Vicino Orsini a Bomarzo.

Antonello Ricci


 

“Nel sacro bosco di Bomarzo”, passeggiata/racconto di e con Antonello Ricci. Con letture di Alfonso Prota e la preziosa consulenza storico-artistica di Antonio Rocca.

Con il contributo dell’assessorato al Turismo della Provincia di Viterbo e il patrocinio del Touring Club Italiano. L’associazione culturale Terzo millennio presenta la passeggiata/racconto di e con Antonello Ricci in programma per giovedì 28 giugno alle 17 al parcheggio del Parco dei mostri. Letture itineranti Alfonso Prota, consulenza storico-artistica Antonio Rocca, con la collaborazione di Attilia Profili e Vincenzo Ceniti.

Si tratta di una di quelle speciali visite/spettacolo alle quali Ricci ci ha abituato in questi ultimi anni. L’iniziativa è concepita come un divertente e intrigante aperitivo alla vigilia della serata finale del festival Suona francese promosso dall’assessorato alla Cultura della Provincia di Viterbo in collaborazione col Touring Club Italiano e con l’Ambasciata di Francia.

Per tutti i partecipanti alla passeggiata/racconto è previsto biglietto d’ingresso ridotto (sei euro)


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