![]() Il coordinatore del Pdl Giulio Marini |
– Chi ha paura del congresso? Non Giulio Marini.
Alla protesta che monta al momento sul web per l’ennesimo rinvio dell’appuntamento congressuale, stavolta a data da destinarsi, l’attuale coordinatore replica deciso:
“Quale sarebbe – si domanda Marini – la mia comodità nel non voler celebrare l’appuntamento? Per statuto non sono candidabile e non ci sono competizioni elettorali cui io possa dare un indirizzo, qual è il problema? Il problema è di altri”. Che il congresso lo vogliono.
Rotelli e Battistoni, giusto per non fare nomi.
“Ma non è che il confronto auspicato dia un risultato scontato – osserva Marini – non è detto che chi dice andiamo al congresso, poi riesca a vincere. Le mozioni saranno diverse e ci potrebbero essere risultati diversi.
Marini che interesse ha nel non fare il congresso e a creare il problema? Forse qualcuno vuole aggredire sul territorio il partito e in altre no. Non mi riferisco solo a Viterbo. Strano che a Roma il congresso si possa non fare, non è necessario, mentre a Viterbo e Frosinone sì. Ma chi lo dice?”.
Di sicuro per Marini non è stato lui a dire no sul congresso.
“Il livello nazionale ha dato l’indicazione in tutto il Lazio, non solo a Viterbo – precisa Marini – non c’è una situazione solo per la Tuscia, ma in tutta la Regione. Una valutazione fatta, giusta o sbagliata che sia, deriva da una scelta regionale”.
Quindi: “Non dico – incalza Marini – che a Viterbo il congresso non si potesse fare in dieci giorni, ci mancherebbe altro. Ma ci sono, vedi la provincia di Roma, impossibilità nel farlo, perché lì sì e qui no?”.
E sull’autoconvocazione chiesta da una fetta del Pdl? “Sarà il partito nazionale a decidere – osserva Marini – non è mia competenza. Semmai a me spetta solo registrare quello che accade e informare gli organi competenti.
Non sono stato io ad avere deciso di soprassedere al congresso, ma è tutto partito dal livello regionale e nazionale. Io vedo troppa foga nel cercare d’arrivare a questa conclusione.
Nei mesi scorsi c’è stata una concertazione tra le anime del partito, che purtroppo non ha prodotto nessun risultato e mi dispiace. A livello regionale il dialogo c’è stato. Spero che non si sia arrivati a una volontà d’intesa per poi andare allo scontro.
Il mio atteggiamento è sempre stato di dialogo, ma se non lo si vuole raggiungere e si cerca di spingere su soluzioni che alimentano lo scontro, l’esempio delle dimissioni d Berlusconi per evitare lo scontro politico, non è servito a niente”.
Giuseppe Ferlicca
