– Pdl, la rivolta parte dal web. All’ennesimo rinvio del congresso provinciale, stavolta senza nemmeno una data approssimativa e con la netta sensazione che a breve non ce ne saranno, scatta la protesta.
La notizia del niente appuntamento congressuale è seguita da una pioggia di commenti, ampiamente negativi nei confronti della scelta piovuta da Roma e divulgata dal coordinatore provinciale Giulio Marini.
Lettori di Tusciaweb, elettori del Popolo delle Libertà, gente comune, ma anche politici che in prima persona non ci stanno a subire il diktat. Primo fra tutti Mauro Rotelli che con Francesco Battistoni fa parte della schiera di chi il congresso lo vuole e subito.
“Abbiamo già da tempo imparato a trasformare l’indignazione in azione – recita il commento a firma Mauro Rotelli su Tusciaweb – serve il massimo sforzo affinché la facile antipolitica ed il qualunquismo non cancellino tutto quello che stiamo cambiando e che vogliamo ancora sensibilmente contribuire a rivoluzionare… con buona pace dei reazionari tutti. Evviva noi”.
E il consigliere comunale Giuseppe Talucci Peruzzi (sempre in zona quarantenni) è ancora più diretto commentando il rinvio. “Peccato – scrive Peruzzi – ancora una volta ci si nasconde, invece di confrontarsi serenamente”. Il non congresso è un fatto grave e Marini si deve dimettere. Glielo chiede l’assessore provinciale Paolo Bianchini.
“Questa cosa è gravissima – sottolinea Bianchini – perché un partito non può chiedere le primarie a livello nazionale e cancellare la democrazia interna a livello locale. Giulio Marini, essendo sindaco del capoluogo è incompatibile secondo lo statuto Pdl con il ruolo di coordinatore provinciale. Basta scuse, ora dimettiti da coordinatore, caro Giulio”.
Non è il solo a chiederglielo. Altri si aggiungono. “Caro Giulio – scrive Francesco – sei alla deriva come coordinatore e come sindaco, sei pregato di farti da parte”. Quindi scatta l’invito alla rivolta: “La rassegnazione questa volta deve lasciare il passo all’indignazione e alla auto convocazione. Ci vediamo il 23 giugno con o senza la benedizione di Alfano”.
Dalla Provincia il capogruppo Gianluca Mantuano gli fa eco: “La cosa drammatica e disarmante – sottolinea Mantuano – è avere queste notizie di partito dagli organi di informazione. Tutti felici per questo risultato? Un coordinatore che ama il partito farebbe fare ugualmente il congresso… Infatti noi lo facciamo”.
Per provare a salvare un Pdl malato. “Cosa significa – si domanda il consigliere comunale Luigi Buzzi – rinviare un congresso nelle province del Lazio e a Roma? Esistono iscritti di serie B? Queste domande mi frullano per la testa da appena letto lo scarno, asettico comunicato. Sembra quasi uno di quei bollettini medici che, tanto attesi, non aggiungono concrete notizie, speranze ai poveri parenti del malato.
Proprio di un partito malato bisogna parlare, non in grado neanche di dar corso a un atto di semplice, ma grande democrazia come la celebrazione di un congresso”.
E’ il quinto rinvio e sono in molti a raccogliere l’invito alla class action.
“Un comunicato così – fa notare il consigliere comunale Ottavio Raggi – è il naturale di epilogo di questo fantomatico congresso pretestuosamente rimandato prima per neve, poi per l’Annunziata, poi per le elezioni amministrative e ora quale sarà la motivazione che ci verrà propinata? Tanto noi non contiamo niente.
La verità è che si ha paura di ciò che democraticamente il popolo del Pdl vuole eleggere attraverso il congresso. Non accettiamo quest’ennesima imposizione dall’alto, celebriamo comunque il nostro congresso. Appuntamento a tutti gli iscritti sabato 23 giugno, invito esteso anche al segretario nazionale e a tutti i dirigenti che vogliono intervenire.
Saremo ben lieti di averli come ospiti almeno per una volta ascolteranno la voce del territorio”.
Poi c’è chi sottolinea il silenzio di Marini. “Trovo alquanto strano – sottolinea Laura – che lei non esprima nessun commento dopo l’ennesimo rinvio. In questi mesi si e’ battuto per la celebrazione del congresso come chiedono i tesserati e com’è giusto che sia in un partito democratico, oppure gioisce perché in tal modo continua ad occupare una poltrona che non ha neanche ottenuto con il consenso degli iscritti, ma grazie ad una nomina?”. E se Claudio, tesserato Pdl si sente ingannato dal rinvio, c’è Fabio che immagina un Marini (ribattezzato divo Giulio) intento a festeggiare per lo scampato congresso.
E se Luca invita il coordinatore a dimettersi al grido di: “Vergogna Marini” (ripetuto otto volte giusto per essere certo d’essere compreso), da Civita Castellana Paola Addis non intende starsene zitta ed è pronta a chiedere pure nel comune a sud di Viterbo che il congresso comunque si celebri.
Mentre Alessia Ercoli vede in Marini il manovratore del rinvio, Caterina ribadisce l’invito: “Facciamo il nostro congresso il 23 giugno e spazziamo via i nominati, come il nostro coordinatore provinciale”.
Una valanga di commenti in poche ore e se è vero che una parte arriva dalla zona dei quarantenni, da tempo impegnati per la celebrazione del congresso, su posizioni diverse da Giulio Marini, è vero che il numero dei messaggi, il loro tono e il loro orientamento lasciano intuire come potrebbe non trattarsi di un malessere circoscritto.
Come in medicina, anche in politica, se non s’individuano i sintomi per tempo si corre il serio rischio che la malattia degeneri. E nel Pdl viterbese pare proprio che stia accadendo questo. Per la classica aspirina stavolta potrebbe essere tardi.
Giuseppe Ferlicca
