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Detenuto si taglia la gola a Mammagialla

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Il carcere di Viterbo, Mammagialla

Detenuto si taglia la gola a Mammagialla.

E’ in gravi condizioni il detenuto che, questo pomeriggio, intorno alle 15, ha tentato il suicidio a Mammagialla.

Secondo una nota diramata dal garante dei detenuti Angiolo Marroni, l’uomo si chiama Giovanni Dragonescu ed è un 56enne di nazionalità romena.

Avrebbe cercato di uccidersi tagliandosi le vene e colpendosi con un coltello trachea e carotide. Lo hanno salvato i medici del carcere, che gli hanno tamponato le ferite prima di farlo trasferire all’ospedale di Viterbo.

Il 118, tempestivamente intervenuto con un’ambulanza, lo ha trasportato a Belcolle in codice rosso, per le gravi ferite riportate.

“Secondo quanto appreso dal garante – si legge nella nota di Marroni – il detenuto aveva un fine pena fissato al 2013 ma, con in benefici di pena, sarebbe uscito dal carcere entro la fine del 2012. Questo pomeriggio intorno alle 15 l’uomo, descritto da tutti come un’ottima persona dal comportamento irreprensibile, ha deciso di togliersi la vita colpendosi più volte con un coltello. Alla base del gesto, a quanto sembra, problemi di carattere familiare”.

Il gesto del detenuto 56enne arriva a pochi giorni di distanza dall’altro tentato suicidio nel carcere viterbese. Quello di Roman Antonov, affetto da una schizofrenia talmente grave da rifiutare pasti e cure.

“Stavolta il gesto di un uomo disperato non è finito in tragedia per la prontezza e la professionalità del personale in servizio nel carcere – ha detto il garante Angiolo Marroni – ma resta il fatto che a Viterbo, come del resto in tutte le carceri del Lazio, si vive una situazione difficilissima”.

Nel carcere Mammagialla sono detenute 762 persone a fronte di una capienza di 444 posti. Per accogliere i detenuti sfollati dalla carceri terremotate dell’Emilia, è stato necessario anche riaprire una sezione da tempo in disuso.

“Tutto – ha concluso Marroni – contribuisce ad aggravare una situazione estremamente delicata all’interno delle carceri. Uno dei momenti più difficili da passare in carcere è proprio l’estate, quando il caldo, il sovraffollamento e la riduzione delle attività trattamentali e di svago, rendono insopportabili le celle. In questa situazione basta davvero poco per alterare i fragili equilibri psichici e per spingere le persone emotivamente più deboli a tentate gesti disperati”.


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