– Nuova udienza fiume per il processo all’ex comandante dei carabinieri di Grotte di Castro, Angelo Benfante.
Il processo al militare, finito a giudizio per detenzione e coltivazione di droga, è entrato nel vivo ieri mattina alla sezione distaccata di Montefiascone del tribunale di Viterbo.
Durante la seconda udienza di ieri, infatti, è iniziato il giro delle testimonianze, aperto dall’attuale comandante dei carabinieri di Montefiascone, Alessio Papa.
Il maggiore è stato ascoltato per oltre tre ore. Una deposizione lunga e articolata che ha fagocitato l’intera udienza, dalle 12 alle 15.
Propri Papa seguì fin dall’inizio l’indagine che fece finire in manette sia Benfante che il fratello per detenzione e coltivazione di canapa indiana. Era l’agosto del 2011: in casa di Benfante, fino ad allora maresciallo capo dei carabinieri di Grotte, furono trovate 17 piantine di marijuana. La droga era in un sottotetto attiguo all’abitazione del maresciallo, nello stesso stabile in cui ha sede la caserma di Grotte, in via Bardiniana.
Alla scorsa udienza, la prima, di ammissione delle prove, l’avvocato di Benfante, Angelo Di Silvio, chiese di sottoporre il suo cliente alla prova del capello. Un particolare tipo di perizia che consente di dimostrare se un soggetto abbia assunto o meno stupefacenti nel corso dei 12 mesi precedenti.
L’accertamento avrebbe provato, a detta del legale, che Benfante non aveva mai fatto uso di droghe durante l’ultimo anno. Le piantine, quindi, non potevano essere sue.
Il giudice Italo Ernesto Centaro non ha ancora deciso se accogliere o meno la richiesta. La prossima udienza, intanto, è fissata per il 16 novembre, per l’ascolto di altri cinque testimoni.
