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Gatto & la volpe, tengono banco le intercettazioni

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Il tribunale di Viterbo

Il tribunale di Viterbo

Gatto & la volpe, tengono banco le intercettazioni.

Si è tornati a discutere di intercettazioni al tribunale viterbese.

Dopo i precedenti dei processi Dazio e Miniera d’Oro, in cui erano state azzerate centinaia di migliaia di registrazioni – da poche settimane riaccolte in Dazio -, le difese ci riprovano. Ieri mattina, al processo scaturito dal maxiblitz “Gatto & Volpe” del 2008, hanno riproposto la questione dell’inutilizzabilità delle intercettazioni a carico degli imputati.

Motivo: non erano indispensabili come mezzo di indagine, secondo uno dei legali. Il pm Stefano D’Arma si è opposto e i giudici, alla fine, gli hanno dato ragione. Le intercettazioni restano dove sono. Utilizzabili come prova contro gli otto imputati attuali. Gli altri hanno già definito in precedenza la loro posizione, molti con un patteggiamento.

Gli indagati, all’inizio, erano 55, 21 dei quali finirono in arresto. Le accuse andavano dall’associazione a delinquere alla truffa, dal riciclaggio alla ricettazione, passando per detenzione di armi e droga.

Gli odierni imputati devono rispondere, a vario titolo, di possesso e cessione di stupefacenti, oltreché di sostituzione di persona e fabbricazione di documenti falsi.

Il blitz risale al gennaio 2008, ma il processo, come molti altri in corso al tribunale viterbese, non è mai decollato. Bloccato ogni volta da vizi di forma, è ripartito ieri dall’inizio, dopo il cambio del collegio giudicante.

La prossima udienza è rinviata al 20 novembre, per ascoltare i primi cinque testimoni dell’accusa.


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