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“I diritti dei lavoratori non contano più nulla”

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Riceviamo e pubblichiamo – Questo 27 giugno verrà ricordato a lungo dalle lavoratrici e i lavoratori italiani come la fine di tutto.

Passando alla Camera dei Deputati, la cosiddetta (contro)riforma del mercato del lavoro si è deciso che, in nome della “controlotta di classe” e, della dittatura del mercato, della “messa in sicurezza” dei conti disastrati dello Stato e, dell’ossessione del “pareggio di bilancio” (arbitrariamente e incostituzionalmente inserita in Costituzione) in un colpo solo si è deciso di azzerare tutti i diritti dei lavoratori.

Da oggi non contano più nulla. Il lavoratore italiano potrà essere sempre e comunque sacrificato sull’altare dei”superiori interessi di bottega” dei padroni.

Irresponsabilmente si è deciso di cancellare lo statuto dei lavoratori e ora, senza tanti giri di parole, ci aspettano mesi, giorni e anni durissimi dove, l’unica “voce attiva” sarà quella del padrone, del capitalista che potrà licenziare senza essere disturbato

Confindustria evidenzia una situazione che noi denunciamo da tempo: la crisi e la recessione in cui hanno portato Berlusconi e Monti è peggio di una guerra. Quello che Confindustria non dice è che le misure che ci hanno portato in crisi sono proprio quelle che ha voluto Confindustria, con il taglio della spesa sociale e la compressione di stipendi e pensioni. Ma se siamo d’accordo che le misure sono sbagliate, allora bisogna cambiarle, il Parlamento italiano non deve ratificare il Fiscal Compact e deve rovesciare la sua politica.

Bisogna smetterla con l’austerità e fare un piano pubblico per creare un milione di posti di lavoro da finanziare con la tassa patrimoniale.

Noi ci faremo promotori di un referendum abrogativo della riforma sul lavoro e dell’articolo 18 perché siamo convinti che la maggioranza del popolo italiano non è d’accordo con la distruzione dei diritti dei lavoratori e delle lavoratrici.

Partito della Rifondazione Comunista
Circolo “Enrico Minio” Civita Castellana


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