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In 300 pronti al “martirio”

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L'abbraccio tra Mauro Rotelli e Francesco Battistoni

L'abbraccio tra Mauro Rotelli e Francesco Battistoni

Circa trecento le persone presenti all'assemblea dei quarantenni

Circa trecento le persone presenti all'assemblea dei quarantenni

I quarentenni alla Quercia sfidano Pisu

I quarentenni alla Quercia sfidano Pisu

– La nave va a fondo, ma il capitano del Pdl nel Lazio non se n’è accorto, forse troppo impegnato a scrivere lettere minacciose contro gli insubordinati che si autoconvocano (fotogallery).

Nonostante l’avvertimento del coordinatore regionale Vincenzo Piso, l’incontro alla Domus La Quercia c’è stato. In trecento circa hanno risposto all’appello di Battistoni e Rotelli, tra amministratori, consiglieri, assessori e sindaci.

Il congresso è saltato, ma loro hanno sfruttato l’occasione per presentare il documento che avrebbero voluto leggere, da cui far ripartire un partito in forte affanno anche nella Tuscia. Siamo solo all’inizio. Gli incontri proseguiranno, su argomenti d’interesse per il territorio.

Alla Quercia, fatti e non parole, voglia di agire e non reagire (alle provocazioni), idee e citazioni, con il nuovo che avanza. Quando non si va a braccio, gli appunti non sono più su carta, ma si leggono direttamente dall’Ipad. Un altro segnale.

Mentre a presentare c’è un attore comico, Maurizio Ferrini. Lui a differenza di Grillo la politica non la pratica, ne fa solo una parodia.

Il messaggio dei quarantenni è chiaro: nessuno vuole sfasciare il Pdl, semmai aiutarlo a non morire di morte propria. Nessun attacco, non c’è il Fattorini della situazione. Qui niente fumo, solo arrosto. Anche se con una giornata così torrida non ci sta molto bene.

Si è contenuto pure Piero Camilli, seppure a Piso una stoccata l’ha data. “Piso – dice Piero Camilli – non è quello che ha fatto entrare l’Udc in Provincia quando non ci serviva? Non è quello che ci ha venduto dalla sera alla mattina, così oggi a palazzo Gentili ci troviamo con quattro esponenti Udc che condizionano l’amministrazione in modo pesante?”.

Quindi un caldo invito: “Stia a casa sua e noi alla nostra”. Forse perché uscire con quest’afa potrebbe fargli male.

Il partito non c’è più – sottolinea Camilli – alcuni esponenti escono fuori soltanto quando si tratta di dividersi i posti, allora appaiono in riunioni che non hanno né capo né coda”. Apparizioni per le quali non è il caso di gridare al miracolo.

Poi uno slogan ricorrente tra gli intervenuti: “Stop ai nominati”. Concetto ribadito in apertura da Mauro Rotelli.

“No alle liste chiuse – precisa Rotelli – con nomi scelti da quattro persone chiuse nelle segreterie. Gli incontri fin qui svolti sono stati propositivi, con gente che amministra e non ha tempo d’insultare, come successo in altre riunioni dove fortunatamente non siamo stati invitati”. Al coordinatore Marini un invito: “Abbia coraggio e non paura di sentire l’umore della gente. Il coordinamento provinciale Pdl si deve riunire dall’ottobre scorso”. Un deserto.

“Noi vogliamo cambiamenti non di facciata, ma nei contenuti – sottolinea Rotelli – vogliamo agire e non reagire. Costi quel che costi. Vogliamo supportare le imprese, parlare in modo serio di problemi come i rifiuti”. Per farlo: “Non serve cambiare facce, simbolo o nome del contenitore.

Stavolta il trucco non basterà a rimetterci in pista. Basta ai partiti incapaci d’aprirsi alla partecipazione popolare e con classi dirigenti che si autoreferenziano. Ripartiamo dalle idee, dalle parole che ci entusiasmano e ci mobilitano”.

Non entusiasma, a quanto pare, la subalternità a Roma. “In Italia – precisa Francesco Battistoni – i congressi Pdl si sono tenuti. Nel Lazio no. Se a Roma c’è un problema, ditecelo, noi siamo stanchi dei dettami romani.

Non dimentichiamo che le elezioni regionali sono state vinte grazie alle province, altrimenti ora governava Emma Bonino che ha avuto la meglio pure a Roma”.

Le minacce rispedite al mittente. “Piso scrive – sostiene Battistoni – senza nemmeno conoscere quello che avviene nel territorio, manda avvertimenti. Noi guardiamo altrove, la gente ha voglia di parlare su formazione, rifiuti, il partito non ha una posizione.

Non siamo contro nessuno, cerchiamo soltanto un nuovo modello di gestione”. Proprio mentre parla, da Civita Castellana arriva un mazzetto di tessere. Restituite, se non si fa il congresso.

“Noi continueremo a girare sul territorio – osserva Battistoni – superiamo l’idea di un partito viterbocentrico”.

Molti i pidiellini in sala, qualcuno ha preso la parola. Come il consigliere comunale Ottavio Raggi, pronto a essere punito, se il caso. “Vogliamo un Pdl forte – sottolinea Raggi – invece oggi è stato svenduto. Grazie a strateghi come il presidente Meroi e il sindaco Marini, all’interporto di Orte, ad esempio, i tre consiglieri da nominare sono due Udc e uno della Destra. Noi non avevamo nessuno per ricoprire quella carica?”.

Pronto a essere punito, ma anche a scendere il piazza il sindaco di Calcata Luciano Sestili, con il collega di Canino Mauro Pucci.

Da Montalto il primo cittadino Sergio Caci avverte. “Ho sentito Cicchitto parlare del futuro partito. Ha 75 anni, dia il suo contributo, ma mandi avanti altri. Le persone si sono stancate non della politica, ma dei politici che non fanno nulla”.

Francesco Ciarlanti da Blera, eletto da due anni e mezzo, non è mai stato chiamato da nessun coordinamento provinciale Pdl. Lo sanno d’avere un sindaco a Blera?

Dalla Provincia gli fa eco Gianluca Mantuano, capogruppo Pdl; “Vogliamo cambiare un sistema vecchio e malato e ci mettiamo la faccia”. Bella o brutta, questione di gusti.

Roberto Mancini, sindaco di Civitella D’Agliano, si sente scomunicato (dai vertici romani), ma la cosa non sembra preoccuparlo più di tanto, piuttosto invita i quarantenni ad aiutare lui e i suoi colleghi ad amministrare.

Chiara Frontini, assessore comunale a Viterbo, punta il dito contro il movimento Giovane Italia, più un gruppo di giovani portaborse che altro, scorrendo i temi trattati al convegno a Fiuggi. “Giocano a fare i politici, ma sono giovani portaborse. Il movimento giovanile deve essere altro, idee, stimolo e non compiacere il potente di turno”.

Sulla stessa linea pure Luca Giampieri, referente del movimento.

Pure l’assessore provinciale Paolo Bianchini si trattiene. “Dobbiamo rovesciare la piramide. Non pochi, ma tutti decidono. Oggi abbiamo un coordinatore non libero, perché condizionato dalla sua attività amministrativa. Inizia un cammino per cancellare chi non decide”.

Il collega Franco Simeone rivela d’avere commesso errori in passato, ma non si è messo mai paura delle sanzioni. “In questa fase la rottura degli schemi e delle regole sono benvenute”. Rimane da capire i cocci di chi sono.

Giuseppe Ferlicca


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