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Inizia il processo agli Esposito

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I genitori di Paolo Esposito

Paolo Esposito

Gli avvocati Mario Rosati (a destra) ed Enrico Valentini

Tatiana Ceoban, la 36enne moldava scomparsa

Elena Ceoban, la figlia 13enne di Tania

Subornazione di testimone, gli Esposito dal giudice.

Comincerà il 19 luglio il processo a Enrico Esposito e Maria Lorenzini.

I genitori di Paolo Esposito, condannato in primo grado e in appello all’ergastolo per duplice omicidio, compariranno tra poco meno di un mese davanti al giudice Italo Ernesto Centaro.

L’udienza si terrà a Montefiascone, nella sezione distaccata del tribunale di Viterbo.

Sugli Esposito pende l’accusa di subornazione di testimone. Reato per il quale si va direttamente a giudizio senza passare per l’udienza preliminare.

Gli avvisi di garanzia furono loro notificati alla fine del 2010 in aula, durante l’udienza del processo al figlio Paolo. A lui, elettricista 43enne di Gradoli, si contestava di aver ucciso e fatto sparire i corpi della convivente Tatiana Ceoban e della figlia 13enne Elena, da lei avuta da un precedente matrimonio.

Al delitto avrebbe partecipato anche Ala Ceoban, badante moldava 27enne. Sorella di Tatiana e amante di Paolo, imputata insieme a lui e condannata in primo grado all’ergastolo e a otto anni per favoreggiamento in appello.

Fu il pm Renzo Petroselli, titolare dell’indagine sulla scomparsa di Elena e Tatiana, ad aprire un fascicolo sugli Esposito. Secondo il pubblico ministero, la coppia avrebbe cercato di convincere un testimone a volgere la sua deposizione in favore del figlio Paolo.

Il teste in questione sarebbe Augusto Pesci, membro dell’allora circolo di An gradolese che sorgeva nel locale degli Esposito in via Piave. Fu ascoltato dai giudici di Viterbo in merito al pick-up con cui, secondo l’accusa, potevano essere stati trasportati i cadaveri di Tania ed Elena. Anche lui finì sotto inchiesta insieme ad altri due membri del circolo. L’ipotesi di reato era favoreggiamento personale. Ma l’indagine fu archiviata.

Restano, ora, gli altri due filoni di inchiesta nati dal giallo di Gradoli. Quello sugli Esposito, che approderà a breve in tribunale. L’altro che li vede coinvolti insieme al figlio Paolo e al suo avvocato Mario Rosati. Per tutti si ipotizza il reato di violenza e minacce a pubblico ufficiale, per presunte pressioni sull’assistente sociale che si occupò della figlia di Esposito.

Solo l’avvocato Rosati dovrà rispondere anche di favoreggiamento personale. Secondo le indagini del pm Franco Pacifici, avrebbe avvicinato un fioraio nel tentativo di indurlo a testimoniare in favore di Esposito.

L’indagine è chiusa. Gli avvisi di conclusione, inoltrati due mesi fa, preludono a una quasi certa richiesta di rinvio a giudizio che però, al momento, non sarebbe ancora stata formulata.


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