![]() L'imputato, M.F. |
![]() Il tribunale di Viterbo |
– La costringeva a battere il marciapiede mentre lui e il suo amico spartivano i guadagni.
Con quest’accusa M.F., un 52enne albanese, è stato condannato a quattro anni e 2mila euro di multa dal tribunale di Viterbo. Sfruttamento della prostituzione il reato contestato, in concorso con un connazionale, già giudicato con rito abbreviato.
Secondo le indagini del pm Renzo Petroselli, l’imputato, arrestato nel maggio 2011, avrebbe adescato una giovane polacca in Grecia, paese in cui abitava fino all’anno scorso.
Con la promessa di trovarle un lavoro, l’ha portata in Italia. Ma una volta arrivata, l’avrebbe subito avviata al mercato della prostituzione, prima spingendola sui marciapiedi della Capitale, poi sull’Aurelia Bis, tra Vetralla e Monte Romano.
I proventi, come ha spiegato la pubblica accusa ieri mattina, all’ultima udienza del processo, venivano equamente divisi tra M.F. e il suo amico, che campavano di rendita, tra vestiti firmati e giocate al Bingo.
Della ragazza si è persa ogni traccia. Ma la Procura, secondo la difesa, non ha fatto abbastanza per rintracciarla. “Non è stato fatto nessun tentativo di ricerca – ha detto, in aula, l’avvocato Massimo Rao Camemi -. Non si può condannare in base alle dichiarazioni di una persona definita irreperibile senza neppure cercarla”. Quindi, la richiesta di assoluzione perché il fatto non sussiste, rigettata dai giudici, che hanno condannato l’imputato a quattro anni e al pagamento di 2mila euro, a fronte dei cinque anni e mezzo con multa da 6mila euro chiesti dal pm.
Disposta anche l’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni e confermata la custodia cautelare in carcere.
M.F. è stato assolto dall’altra accusa di violenza privata e lesioni su un’altra prostituta, “spodestata” dalla sua piazzola per lasciare il posto alla giovane polacca.
La difesa ha già annunciato l’appello.

