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Richieste di arresto, nessun ricorso in Cassazione

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Giuseppe Aloisio

Roberto Angelucci

Mauro Paoloni

Il procuratore capo Pazienti

Il procuratore capo Pazienti

L'avvocato Roberto Massatani

L'avvocato Giuliano Migliorati

Non ci sarà nessun ricorso in Cassazione.

Sulle quattro richieste di arresto rigettate per gli indagati dell’inchiesta Asl, la Procura di Viterbo non ha più nulla da dire.

I pm titolari dell’inchiesta, Stefano D’Arma e Fabrizio Tucci, accettano la decisione del Riesame, arrivata ieri mattina dopo quaranta giorni di attesa.

I giudici romani hanno detto no al carcere per i quattro indagati. Nessuno di loro da oggi in poi rischierà di finire in manette. Né l’ex direttore della Asl Giuseppe Aloisio. Né il suo consulente Mauro Paoloni. Né gli imprenditori Roberto Angelucci e Gianluca Parroccini.

Ma il quadro accusatorio, per il procuratore capo Alberto Pazienti, resta solido. Tutt’altro che infondato, come sostiene uno dei legali di Aloisio, Alessandro Diddi. “Rispettiamo la decisione del Riesame – afferma il procuratore capo di Viterbo -. I fatti risalgono al 2009 e, secondo i giudici, sono lontani nel tempo. Aloisio non ricopre più incarichi tali da poter influire sulle sorti della Asl, né sono state ravvisate esigenze cautelari per gli altri tre. Conforta il fatto che i giudici hanno preso tempo per studiare le carte, facendo un plauso alla Procura di Viterbo, che ha scoperto l’ennesimo caso di malasanità. Il rigetto delle richieste di arresto, comunque, non inficia le accuse”.

Dall’altro lato, le difese cantano vittoria. “Abbiamo accolto con piacere la pronuncia del Riesame – dichiara l’avvocato di Aloisio, Roberto Massatani -. Il no al carcere consentirà ad Aloisio di affrontare un futuro processo con più serenità”.

Piena soddisfazione anche per Giuliano Migliorati, difensore di Roberto Angelucci. “Visto il lasso di tempo trascorso era verosimile che l’esito della decisione fosse questo. Sarà comunque interessante capire come i giudici hanno motivato il provvedimento”.

L’indagine è chiusa da febbraio. Il prossimo passo spetterà nuovamente alla Procura, per le richieste di rinvio a giudizio.

Quella sulla Asl è probabilmente l’inchiesta più complessa attualmente condotta dalla magistratura viterbese. Un mare magnum che va dalle presunte assunzioni pilotate agli appalti che, per l’accusa, erano affidati a ditte predestinate. Per avere un ritorno in termini di vantaggio politico.

Almeno una trentina gli indagati. Con accuse, a vario titolo, che comprendono corruzione, concussione, turbativa d’asta, falso ideologico, truffa e abuso d’ufficio.


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