![]() Alfonso Antoniozzi |
– In un mio alambicco di poco tempo fa avevo posto una domanda piuttosto chiara riguardo le sorti del Teatro dell’Unione. domanda a cui nessuno ha sentito l’esigenza di rispondere nero su bianco forse perché era sepolta in mezzo ad una serie di altri “fatti” inerenti la situazione culturale viterbese.
Siccome mi hanno insegnato che domandare è lecito e rispondere è cortesia, e anche in nome del fatto che sono abituato a chiedere fino a quando non ottengo risposta, consentitemi di estrapolarla dal’alambicco in questione e di riproporla nuovamente.
Perché continuano a non venir chiariti alla cittadinanza gli evidenti punti oscuri nella procedura di affidamento, validazione del progetto, esecuzione della prima parte dei lavori di restauro del Teatro Unione e i motivi della sospensione degli stessi lavori, che hanno causato questo immane ritardo nella consegna del Teatro Unione?
Abbiate la pazienza di seguirmi per un attimo, che mi spiego meglio.
La sala di un teatro è come la pancia di una chitarra, detta in gergo appunto “cassa acustica”: se riempiamo il buco della chitarra con tanti sassolini e poi proviamo a suonarla non sentiremo altro che il suono sordo delle corde. In altre parole, avremo negato al suono la camera di risonanza per potersi produrre in maniera corretta.
Nella prima parte dei lavori di restauro del teatro la ditta che si aggiudicò i lavori pare contasse di risanare la parte sottostante la platea del teatro, intelaiata e sorretta per motivi acustici su travature di legno, con una pratica colata di cemento. Fatto sta che sotto la platea del teatro il cemento non ci può stare, perché sarebbe, appunto, come mettere dei sassi dentro la cassa acustica di una chitarra: la propagazione del suono ne uscirebbe irrimediabilmente compromessa.
Con grande sollievo mio e di tutti i teatranti e i musicisti viterbesi, ci si è fortunatamente accorti in tempo di questo errore marchiano. Fatta, come immagino, una variazione in corso d’opera o qualsiasi altra diavoleria legale si debba fare in questi casi per correggere un progetto precedentemente approvato ed evitare lo stupro acustico della sala, i lavori di restauro erano pronti per ripartire.
Ora, i lavori non sono mai ripartiti. Credo sia lecito chiedere perché, e altrettanto lecito aspettarsi una risposta chiara, precisa e puntuale. Avessimo altre sale disponibili potremmo anche permetterci tempi biblici di riconsegna ma la realtà degli spazi culturali viterbesi è sotto gli occhi di tutti e non vorrei qui ribadirla per non sembrare più pedante del solito.
La domanda, che formulo nuovamente in maniera sintetica per esser chiaramente compreso ed evitare, come è capitato, che si risponda magari a parte di ciò che scrivo e non al suo nocciolo, è: possiamo sapere chi o che cosa sta bloccando la ripresa dei lavori di restauro del Teatro Unione? E possiamo sapere, in modo definitivo e vincolante, quale sia la prevista data di riconsegna della sala alla cittadinanza?
