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Via Francigena, perché escludere il Monte Rufeno?

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Un pellegrino sulla Via Francigena

Un pellegrino sulla Via Francigena

Riceviamo e pubblichiamo – La giunta Polverini ha assegnato 110 mila euro per le politiche di valorizzazione della via Francigena in base alla legge 19/2006, una legge approvata in consiglio regionale, quando era presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo e assessore alla Cultura Giulia Rodano, che molto si erano prodigati per la sua valorizzazione.

Un po’ di tempo fa il ministro al Turismo Gnudi ha dichiarato di voler concentrare il maggior sforzo di intenti proprio sulla via Francigena: quell’antica via dei pellegrini che provenienti dai paesi del nord Europa erano diretti al soglio di Pietro e talora rivolti a proseguire da lì alla volta della Terra Santa.

Acquapendente era un punto molto importante sull’antico percorso, sia come punto di confine tra il Marchesato di Toscana e lo Stato Pontificio, sia soprattutto perché custodiva la copia più antica del Sacello di Gerusalemme, costruiti lungo il percorso per rinvigorire la fede dei pellegrini scoraggiati e stanchi o per diventare la meta di quelli troppo stremati.

Ho voluto ripercorrere questo breve excursus storico, perché la politica è cultura prima di tutto e visto che questo finanziamento riguarda la Francigena nei Parchi del Lazio, non è spiegabile in nessun modo come Acquapendente con la Riserva naturale di Monte Rufeno non sia stata ammessa nel percorso.

Viene da chiedersi o lei e la sua giunta non avete alcuna conoscenza storica, culturale e geografica della Regione e per me questa rimane l’ipotesi più probabile oppure non volete in alcun modo considerare Acquapendente e il suo vasto territorio, antico crocevia delle tre Regioni: Lazio, Toscana, Umbria e la presenza del consigliere regionale Battistoni di Proceno e l’assessore Birindelli di Bolsena, sempre così solerti, sicuramente le avranno fatto notare la grave gaffe compiuta da lei, dall’assessore alla cultura e da quello all’ambiente.

Vede Polverini, come ho detto sopra, la politica è cultura e la cultura è politica e se lei in questi due anni di mandato amministrativo avesse messo in atto di più questa equazione, nonostante il grave frantumarsi della politica dei nostri giorni, non si troverebbe nelle cattive acque in cui sta ormai annaspando e mi creda queste cose gliele dico senza alcuna soddisfazione, ma con la convinzione profonda che non si governa senza un progetto complessivo che riguarda i territori, i bisogni, le radici culturali e lo si attua con metodi trasparenti, oggettivi, possibilmente lungimiranti e senza logiche spartitorie.

Anna Maria Meaccini
Ex sindaco iscritta al partito democratico circolo di Acquapendente


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