– Allevi accolto come una vera rockstar a piazza San Lorenzo. Duemila persone hanno assistito all’intervista condotta dal maestro Stefano Vignati sulla falsa riga del libro del pianista “Classico ribelle” edito da Rizzoli (fotoracconto).
Le domande sulla musica, sulla vita, sulla filosofia, si sono alternate all’esecuzione al piano dei brani più famosi di Allevi.
Il pubblico ha letteralmente assediato il musicista. Non solo ha riempito la piazza, ma anche le gradinate del duomo e del palazzo Papale.
La conversazione condotta da Vignati ha spaziato dalla vita del musicista, alla filosofia di Parmenide e Platone, per arrivare alla musica dodecafonica.
“Da Ascoli mi sono trasferito a Milano per frequentare il conversatorio – ha raccontato Allevi -. Finiti gli studi, la sera facevo il cameriere. Quelli sono stati anni importanti perché mi hanno permesso di riflettere. Stavo da solo e riflettevo. Beh forse qualcosa l’ho perso. Ma poi ho recuperato”, aggiunge ironico.
E poi la contrapposizione con l’accademia.
“In conservatorio ti insegnano la tecnica. Insegnano un modo di fare musica che spesso non è comprensibile da pubblico. Pubblico che viene ritenuto ignorante. Ma la verità è che nel passato la musica classica è sempre stata pop. E’ con il Novecento che si ha la rottura tra artisti e pubblico, con la distruzione sistematica delle forme nella composizione. Con la musica che diventa grigia e incomprensibile come quella dodecafonica. Musica priva di emozioni“.
Arriva un’esperienza travolgente.
“Finiti gli studi sono stato nella band di Jovanotti. E con quella esperienza che ho capito che c’è un altro tipo di musica. Non basata semplicemente sulla correttezza formale ed esecutiva. Ma una musica che coinvolge il cuore degli ascoltatori”.
Si arriva alla “ricetta” Allevi per comporre musica che allo stesso tempo sia classica e contemporanea.
“L’idea è di prendere le forme classiche e di riempirle con contenuti contemporanei. Le forme sono fondamentali, ma vanno rivitalizzate con la contemporaneità. Con ciò che accade nel Mondo”.
E poi le battute folgoranti.
“L’ascoltatore va abbracciato fino al limite della tollerabilità sociale”. “Che il pubblico sia ignorante è una ideologia che voglio fare a pezzi”. “Quando ero in conservatorio ero più amato dai bidelli che dai professori…”. “Io ho sempre parlato col pianoforte. Ora ho visto che il mio bambino lo fa con gli oggetti. Penso quindi che sia una cosa buona e giusta”.
E il vasto pubblico, ieri sera, non ha lesinato applausi a scena aperta ad Allevi, che non ha mancato di esporsi in tutta la sua semplicità, senza false sovrastrutture culturali.



