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“Andate avanti, non arrendiamoci”

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Andrea Baffo e Filippo Rossi

Andrea Baffo e Filippo Rossi

Riceviamo e pubblichiamo – Grazie Andrea e grazie Filippo

per Caffeina 2012, come giustamente l’avete definita un “eccitante culturale”.

Si sa che un eccitante per una città molto bella, ma sonnolenta, pigra, un po’ indolente quale Viterbo è, qualcosa doveva provocare e anche per me che non abito a Viterbo ha provocato qualcosa di grande: quel pathos coinvolgente che ti accomuna, ti avvolge, ti rende partecipe, ti fa sentire parte di una collettività dalle radici antiche, che sarebbe importante far vivere in ognuno ed ognuna di noi, per tutti i giorni dell’anno.

Perché questo amore la città lo merita, lo meritano le sue tante e tante originali fontane di peperino, le sue piazze, il cuore antico: San Pellegrino e Pianoscarano, il Palazzo Papale e quello dei Priori, il duomo, le chiese, i chiostri, i cortili, le mura, le porte, le bifore e i profferli.

E’ questo che Caffeina è riuscito a mettere in mostra, a ridargli moto, oltre all’alto spessore culturale delle tante iniziative.

E’ chiaro che da Acquapendente non mi sono potuta permettere tante serate, dopo giorni pieni di lavoro e tanti chilometri da mettersi la sera sulle spalle, ma ad alcune iniziative non ho voluto proprio rinunciare.

Sono convinta che l’insofferenza di alcuni viterbesi o di un quartiere, siano dovuti ad alcuni aspetti che dovevano sicuramente essere curati meglio: la viabilità, gli accessi, il traffico, il servizio d’ordine e di polizia municipale, ma la manifestazione di per sé è stata e rimane un grande evento culturale per la città, la più eccitante e bella che io abbia visto e non sono una che nella vita è stata immobile.

Un evento, che ha scosso le menti, che ha messo in moto un’economia di qualità, i giovani, i saperi, l’università, quella Viterbo operosa, attenta, onesta, piena di dignità, che c’è e che vuole avere un futuro tutto da determinare.

Il problema è che la manifestazione di Caffeina di quest’anno è venuta a collocarsi in un momento sociale ed economico molto difficile e di cambiamento che va a colpire i nervi scoperti di un potere che ormai si sta sgretolando, che si avvita su se stesso, ma non rinuncia a soffiare sul fuoco dell’esasperazione, della stanchezza e dell’ingiustizie che ha contribuito a determinare in tanti anni del suo perpetuarsi e a far leva sulle mani violente di chi non è interessato ad un confronto democratico.

Non arrendiamoci, Andrea e Filippo, la strada intrapresa è quella giusta, quello che è importante è la compostezza della reazione, la lucidità della ragione, il pathos che ci accomuna e la cultura come opportunità su cui scommettere per il futuro, quella cultura che avete fatto pullulare per più di quindici giorni a Viterbo, nei suoi ambiti più antichi e reconditi che forse neanche i viterbesi sapevano che esistessero o avevano mai visto.

Ancora grazie di cuore

Anna Maria Meaccini


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