Riceviamo e pubblichiamo – Certo è che, le polemiche di questi giorni su una delle manifestazioni più importanti di Viterbo, danno un senso di pericolosa incomprensione per quanto si intende organizzare positivamente per il bene della comunità ed il prestigio della città.
Da una parte dobbiamo parlare di “Caffeina” come un evento alquanto straordinario per aver creato uno spettacolo di grande qualità culturale e per aver coinvolto e portato fuori dai confini comunali e provinciali le bellezze del nostro centro storico, di fatto risvegliandone l’interesse per quanto di bello, di artistico e di architettonico questo ha da proporre all’attenzione dei turisti e dei visitatori in generale.
Un appuntamento, quello di “Caffeina”, atteso con molto fermento per una serie di notevoli aspetti, come quello di aver generato molto interesse attorno alla manifestazione, attraverso la partecipazione con spirito critico e culturaledei tanti spettatori che, per un mese, si sentono immersi in quella che si potrebbe definire la “capitale” dell’informazione, dello spettacolo e del sapere.
Detto questo, però, rispetto agli avvenimenti ed alle recenti polemiche sulla protesta degli abitanti di Pianoscarano, è necessario mettere in risalto alcuni aspetti.
Intanto parliamo di una “performance scenografica”estremamente complessa che viene calata in un quartiere come quello di Pianoscarano che, da tutti, è considerato un paese all’interno della città, con le sue tradizioni, le sue abitudini, i suoi pregi e le sue insufficienze, sempre aperto all’accoglienza, alla disponibilità e all’accettazione diinsediamenti urbani di un certo rilievo come quello universitario.
Pertanto, una scelta così importante ed impegnativa, come “Caffeina”, sarebbe stato meglio concordarla con la cittadinanza, al fine di integrarla al meglio con le abitudini, le tradizioni e le aspettative della gente del quartiere, sapendo di andare tutti nella stessa direzione, perché questo fa bene alla città ed alla sua crescita, evitando qualsiasi tipo di imposizione pensando che la città sia solo un grande palcoscenico.
Occorre impegnarci tutti, affinché questa “malattia di crescita” si trasformi in “voglia di crescita”, cogliendone il giusto significato per approfondire e migliorare una manifestazione che tanto ha dato a Viterbo e tanto ha ricevuto, ma che per consolidare sempre più l’identificazione con la città ha bisogno delle migliori prerogative.
Terminata questa edizione di “Caffeina”, occorrerà inserirla tra gli argomenti che dovranno essere approfonditi e opportunamente trattati perché, come in un matrimonio, non ci deve essere una posizione che prevalga sull’altra, ma scelte discusse, condivise, e poi prese in comune accordo e nel reciproco rispetto. Qualsiasi altro atteggiamento, al di là della bontà del fine, rischia di apparire un’imposizione, se non un atto di arroganza,che rischia di azzerare le grandi opportunità legate al mese di “Caffeina”.
Maurizio Tofani
segretario comunale Udc