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Caffeina può solo migliorare

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Francesco Mattioli

Francesco Mattioli

– Nel 1999 si tenne alla Sapienza un seminario informale sulla funzione di stimolo che le iniziative culturali hanno per lo sviluppo economico della città; ho ritrovato qualche appunto di quell’incontro, cui parteciparono colleghi italiani di Roma, Siena, Arezzo, Venezia, Milano, ma anche stranieri, di Monaco di Baviera, Cannes, Caen e Marbella.

Purtroppo, il fatto che si trattasse di un seminario non strutturato mi impedisce di essere più dettagliato, ma quel che sono riuscito a trarre dai documenti di allora può forse interessare coloro che oggi si trovano di fronte le polemiche su Caffeina e sulle sue location.

Della cinquantina di appunti che presi in quell’occasione, ne ho tratti alcuni su cui invito a riflettere, organizzatori, enti locali, concittadini viterbesi.

Sulla base di ciò che si diceva allora, posso porre come punto pregiudiziale che una kermesse culturale e letteraria come Caffeina può essere fondamentale per qualificare una città come centro d’arte e cultura.

Essa infatti è esattamente l’opposto di una fiera o una sagra di paese, quindi mentre questa soddisfa le aspettative più tradizionali e ordinarie di una popolazione locale, operando quindi ad un livello qualitativo modesto e circoscritto, la kermesse culturale ha la triplice funzione di assecondare la vocazione culturale della città d’arte, attirare visitatori esterni e stimolare l’attenzione della gente su problematiche “alte”.

Inoltre, fa da volano turistico ed economico: un collega della Provenza fece notare che non solo estende la conoscenza della città ad un più vasto pubblico, ma il successo di una manifestazione crea un “effetto snowball” (palla di neve), cioè può indurre operatori economici ad investire sul territorio, se questo dimostra di essere in grado di accogliere e valorizzare nuove iniziative.

Un altro appunto che ho trovato interessante, è che una kermesse culturale, con una offerta variegata (si pensi ai saloni del libro) non crea problemi di sovrapponibilità, semmai fornisce alternative in grado di soddisfare le aspettative differenziate di un pubblico eterogeneo.

Utile anche la notazione di un collega milanese, il quale sottolineava l’importanza di alternare spettacoli gratuiti a spettacoli a pagamento, qualora l’appeal di determinati personaggi richieda un impegno finanziario, cercando però di limitare l’entità del costo e comunque il numero stesso di eventi a pagamento, operando il più possibile sugli sponsor. Su questo Caffeina ha sicuramente colto nel segno.

Mi sembra dunque che questi due appunti rispondano per le rime a chi ha avanzato alcune ingiustificate obiezioni su Caffeina; attenzione: si tratta di valutazioni fatte da esperti che hanno curato o studiato manifestazioni culturali di impegno internazionale come il Festival di Cannes, l’Oktoberfest di Monaco, il Festival di Ravello, il Festival di Marbella, Le serate dei Navigli a Milano, ma anche il Palio di Siena, Umbria Jazz, ecc.

Veniamo però ad altre notazioni da cui si possono trarre altre osservazioni. Alcune mi sembra che possano far riflettere gli organizzatori di Caffeina, per migliorare l’impianto generale di una manifestazione a cui Viterbo non dovrebbe assolutamente rinunciare, se non vuole ripiombare (e questa volta sarebbe definitivamente) nel grigiore della sua marginalità e del suo provincialismo socioculturale.

La comunicazione: proprio perché si tratta di una kermesse che deve attirare un pubblico variegato, l’informazione sui singoli eventi dovrebbe essere più dettagliata, in modo che tutte le fasce della popolazione siano in grado di scegliere i personaggi e gli argomenti.

Non è scontato che il 75% della gente che si affaccia nelle vie del centro storico sappia necessariamente chi sia Tizio o Sempronio, decidendo di scegliere per l’uno o per l’altro. Il rischio, in tal caso, è una autoreferenzailità culturalmente aristocratica ed elitaria e il conseguente distacco delle fasce meno informate della popolazione, quelle che poi, se non comprendono, reagiscono in modo più scomposto e aggressivo perché si sentono impotenti o escluse.

Sarà appagante dimostrare ai membri dei circoli culturali che contano che Caffeina fa sul serio, ma poi quelli vengono per mezza serata, approvano e se ne vanno, mentre Caffeina resta per i viterbesi e deve in qualche modo confrontarsi con le loro aspettative, ma anche con le loro esigenze. Consiglio: l’anno prossimo, un bel catalogo con cinque righe di presentazione di autore e opere, per ogni appuntamento.

Gli abitanti del centro storico: Viterbo è provinciale anche nel fatto che chi abita nel centro storico non sempre ne ha l’orgoglio, cioè non si rende conto di essere anche il depositario e il responsabile di un gioiello che è un bene dell’umanità, oltre che dei viterbesi. Non si spiega altrimenti il degrado dei quartieri storici come San Pellegrino e Pianoscarano, le auto parcheggiate davanti ai monumenti, le scritte sulle mura storiche, l’immondizia lasciata in mezzo alla strada.

Ma ci sono anche gli interessi legittimi che vanno rispettati, vanno compresi, semmai convogliati verso una comune gestione dell’iniziativa, affinché l’abitante sia un partner collaborativo ed entusiasta, non un antagonista a cui è stato tolto il sonno. Per questo, la sinergia tra organizzatori, Comune e cittadini deve essere una delle premesse di qualsiasi progettualità operativa. Si pensi a come altrove vengono inseriti nel tessuto cittadino i festival musicali di piazza, certo ancor più invasivi di un festival letterario…

La regolamentazione del traffico nel centro storico, la gestione della circolazione, la scelta delle piazze e delle vie giuste, i controlli notturni di pubblica sicurezza nei quindici giorni di Caffeina potrebbero essere gestiti con esemplare intelligenza e dare l’esempio anche ad altre manifestazioni.

In effetti, c’è un altro appunto, tra quelli che ho trovato, che mi ha fatto riflettere: non si creda che andando altrove una kermesse come Caffeina trovi solo ponti d’oro; problemi di location, di resistenza e boicottaggio da parte di abitanti non motivati, di insensibilità degli enti locali, di critici in servizio permanente effettivo sono stati lamentati anche da studiosi e organizzatori toscani (ripeto: toscani), bavaresi e normanni… Di qui una avvertenza fondamentale, che viene da quel seminario: la professionalità degli organizzatori si misura anche nel saper aggirare questi ostacoli, non solo nell’individuare l’offerta culturale giusta.

Spero di aver dato un contribuito alla discussione in atto su Caffeina; a me, personalmente, bastano e avanzano due testimonianze. La prima, l’invito rivolto alla Città da Franco Ferrarotti, uno che conosce il mondo molto bene e lo fa con straordinaria acutezza culturale: “svegliatevi, viterbesi, avete un patrimonio da farvi invidiare dal mondo, sappiate promuoverlo con intelligenza e maturità!”.

La seconda, proveniente da un collega americano, che si complimentava perché Viterbo in estate appare come un pullulare di cultura (ha detto, per la precisione, “an inexhaustible source of culture”): Caffeina, Tuscia Opera Festival, Medioera, Ferento, Macchina di Santa Rosa.

Tutto il resto, sono dettagli. E i dettagli, si risolvono. Sempre, proprio perché sono tali.

Francesco Mattioli


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