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Dissequestrata la casa di Paolo Esposito

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I genitori di Paolo Esposito davanti al cancello ancora chiuso della villetta

I genitori di Paolo Esposito davanti al cancello ancora chiuso della villetta

I carabinieri si apprestano a rimuovere i sigilli

I carabinieri si apprestano a rimuovere i sigilli

Enrico Esposito e il comandante dei carabinieri di Gradoli Agostino Marigliano

Enrico Esposito e il comandante dei carabinieri di Gradoli Agostino Marigliano

La rimozione dei sigilli

La rimozione dei sigilli

L'avvocato Enrico Valentini presente alle operazioni

L'avvocato Enrico Valentini presente alle operazioni

Valentini e gli Esposito

Dissequestrata la casa di Paolo Esposito (fotoracconto).

La villetta di Gradoli, dove sarebbero state uccise Tatiana ed Elena Ceoban, è tornata ufficialmente in mano ai proprietari oggi, su istanza del loro legale Enrico Valentini.

I sigilli sono stati tolti nel primo pomeriggio dal comandante dei carabinieri di Gradoli Agostino Marigliano. Presenti anche il brigadiere Altimare e il maresciallo Ferlicca, oltre ai genitori di Paolo Esposito, Enrico e Maria Lorenzini, e ai loro avvocati Enrico Valentini ed Elisabetta Oddo.

Gli Esposito non vi mettevano piede da più di tre anni. Precisamente dall’11 giugno 2009, quando la villetta in via Cannicelle, appena fuori Gradoli, fu sequestrata su decreto della Procura di Viterbo, dopo la scomparsa di Tatiana ed Elena Ceoban, madre e figlia moldave.

A quell’epoca Paolo Esposito, elettricista 40enne, figlio di Enrico e Maria, non era indagato.

Gli investigatori non sospettavano ancora che potesse aver ucciso la sua convivente Tatiana e la figlia 13enne Elena. Né tantomeno era emerso il ruolo di Ala Ceoban, sorella di Tatiana e amante di Paolo, come presunta complice del delitto.

Condannati in primo grado all’ergastolo, Esposito si è visto comminare anche in appello il carcere a vita. Ad Ala, invece, è andata meglio: la badante 27enne si è vista ridurre la pena a otto anni per favoreggiamento.


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