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“E’ stato lui a darmi la droga”

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Il tribunale di Viterbo

Il tribunale di Viterbo

Fu additato come spacciatore di hashish e denunciato. Ma lui giura di non aver mai avuto niente a che fare con la droga.

Ieri, per un 27enne di Sutri, si è svolta l’ennesima udienza al tribunale di Viterbo. Davanti al giudice Gaetano Mautone è comparso il suo grande accusatore, un 31enne anche lui di Sutri che dice di essersi più volte rifornito di stupefacenti dall’imputato.

L’accusa, però, riguarda un solo episodio. Quello della sera di Natale del 2009, quando, a Oriolo Romano, i carabinieri della stazione locale fermano il 31enne. Gli trovano uno spinello in macchina e lo portano in caserma. Lui punta il dito contro l’odierno imputato, all’epoca 24enne. Dice ai militari che è stato lui a cedergli il fumo. E così per il presunto spacciatore scatta prima la denuncia e poi il processo. A difenderlo c’è l’avvocato Enrico Zibellini.

Sentito ieri in aula, il 31enne ha ripercorso i fatti. Spiegando di essere stato quasi costretto dalle circostanze a fare il nome del suo fornitore. “Era la sera di Natale – ha detto al giudice -. Avevo tutti i miei parenti a cena. Non volevo metterlo nei guai, ma per evitare una perquisizione a casa mia ho fatto il suo nome. In fondo era vero che la droga l’avevo presa da lui, come spesso accadeva”.

La ragazza dell’imputato non ci vede chiaro e va a cercare il 31enne per avere spiegazioni. Si incontrano qualche tempo dopo: l’imputato, il 31enne e le rispettive fidanzate. “Chiedeva insistentemente scusa al mio ragazzo – ha raccontato ieri, in aula, la compagna del 27enne alla sbarra -. Come se si rendesse conto di averlo messo in mezzo, anche se non aveva colpe. Gli diceva che avrebbe tanto voluto tornare indietro, ma non sapeva come fare. Diceva che il suo era il primo nome che gli era venuto in mente, perché era Natale, aveva tutti i suoi familiari a casa e non voleva guai”.

Tra l’episodio del Natale 2009 e il chiarimento con fidanzate al seguito, la macchina del 31enne prende misteriosamente fuoco. “Il mio primo pensiero – ha affermato, in udienza, il testimone – fu che lui me l’aveva incendiata per vendetta, perché avevo detto ai carabinieri che mi aveva dato la droga. Ho cominciato ad avere paura. Ecco perché poi, quando ci siamo rivisti gli ho chiesto scusa. Anche se avevo detto solo la verità”. Ma anche qui, la fidanzata dell’imputato dà una versione diversa, sul comportamento del 31enne. “Quando ci incontrammo tutti e quattro ci disse che, secondo i pompieri, la sua macchina aveva preso fuoco da sola. Forse per un corto circuito”.

L’8 marzo 2013 sarà l’imputato a dire la sua davanti al giudice Gaetano Mautone. La parola passerà poi al pm per la requisitoria e all’avvocato per l’arringa. Infine, la sentenza.


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