![]() Federico Grattarola |
Riceviamo e pubblichiamo – I criteri sulla base dei quali saranno soppresse le amministrazioni provinciali sembrano ormai definiti. Si ha l’impressione, ma a questo punto è certezza, che tutta la politica si disinteressi totalmente di questo argomento lasciando mano libera al governo.
L’effetto sarà devastante per i territori e per la gente e il risultato aspettato e sperato, per niente scontato. Se a tutto questo aggiungiamo il disegno di legge sul nuovo sistema elettorale delle Province, allora credo che la politica tutta dovrà assumersi la responsabilità di aver smantellato il sistema democratico fondante dell’Italia.
Sì. Perché è la resistenza degli enti locali e territoriali come i Comuni e le Province, malgrado si faccia del tutto per renderli inermi e inoperosi, che sta alleggerendo, in un contesto di estrema difficoltà, il forte disagio delle famiglie e dei territori.
Certo, mi rendo conto che dire queste cose oggi è impopolare. Ma chi come noi vive la quotidianità della amministrazione sa che si sta facendo di tutto per determinare un centralismo distante dai cittadini, con il conseguente allontanamento dei luoghi delle decisioni e la impossibilità di controllo dei cittadini stessi. Oggi che c’è l’oggettiva necessità di attribuire funzioni istituzionali ai livelli bassi della scala gerarchica in attuazione al principio della sussidiarietà, ci stiamo ulteriormente allontanando dalle reali necessità della gente e dei territori.
Quello che sta accadendo, nell’indifferenza più totale, e nascosto dietro a un illusorio risparmio per lo Stato rappresenta semplicemente il contentino dato in pasto all’antipolitica per distogliere lo sguardo dai veri centri di spreco che sfuggono al controllo dei cittadini e alimentano il sottobosco della politica e di ciò che vi gravita attorno.
Sparare nel mucchio è diventato uno sport di massa, ma non serve coraggio per questo. Serve coraggio, invece, per iniziare a dire cose che paiono impopolari o, ancor peggio, che quasi tutti (spesso in modo bipartisan) tacciono perché attengono a quegli spazi d’ombra dove la politica, le lobbies, il potere coltivano i loro piccoli o grandi interessi.
Serve coraggio per dire a gran voce che è necessaria una profonda riforma di tutto l’apparato della pubblica amministrazione. E che non è con l’abbattimento del numero dei consiglieri comunali nei Comuni e con l’abolizione delle Province che si risolvono i problemi. Tutt’altro. Si complica ulteriormente l’esistenza di persone alle quali oggi, più che mai, lo Stato dovrebbe semplificare la vita se non altro per consentire loro di dedicarsi anima e corpo alla ricerca di spiragli di luce in un quadro buio che non fa sperare.
Il vaso è colmo, se tutti i privilegi, quelli veri, non cessano l’Italia sprofonderà al di là della buona volontà del governo Monti e al di là dei buoni propositi. E’ necessario un tetto massimo per tutti i dipendenti pubblici, è necessario annullare tutti i privilegi che rendono l’Italia un Paese dove la disparità è legge. Come è possibile e pensabile una pensione di decine e decine di migliaia di euro al mese? Come è possibile che si chiedono enormi e non più tollerabili sacrifici alla gente e chi dovrebbe dare il buon esempio fugge con aria vaga come se tutto ciò che gli sta intorno non lo riguarda. L’Italia è di tutti e se stiamo in questa tragica situazione non possiamo ricercare le colpe da questa o dall’altra parte. Ci vuole un minimo di coscienza critica e dire ad alta voce che la politica tutta è responsabile di ciò che sta accadendo perché non ha mai dato l’impressione reale di voler bene a questo, ormai disastrato paese. Mai un passo che andasse nella direzione di toccare privilegi assurdi e impensabili. Mai una stretta.
Nel momento in cui l’autoreferenzialità della politica sta distruggendo il Paese, si persevera nel diabolico e poco lungimirante tentativo di allontanare le istituzioni dai cittadini abbattendo quei principi democratici e sacrosanti che rendono una democrazia più giusta e più equa.
Bisognerebbe far capire ai nostri governanti che la gente non sarebbe poi così lontana dalla politica se una semplice scintilla mettesse in moto lo scambio di idee, la voglia concreta e reale di cambiare le cose. E’ necessario alimentare le energie vitali di chi giornalmente risolve i problemi e si dà da fare mettendosi continuamente in discussione, in prima persona. Sentendo sulle spalle tutto il carico di responsabilità della comunità che rappresenta. E invece sta avvenendo tutto il contrario.
Un modus operandi, questo, ormai ricorrente che con la scusa della crisi e dell’antipolitica sta smantellando un sistema democratico collaudato e di fatto abbandona le comunità locali al loro destino.
E’ giunto il momento per la politica di dimostrare se agisce in linea alle esigenze del Paese reale o se ancora insegue dubbie e infondate chimere. E’ giunto il momento che alla necessità di efficienza corrisponda una reale trasparenza che non può certo essere garantita con una legge di riordino delle Province, con l’abolizione delle stesse, che effettua tagli solo ed esclusivamente alla democrazia.
E’ giunto il momento di dimostrare senso di responsabilità e non continuare nel gioco al massacro di scagliare l’onere dei costi della Politica sulle istituzioni Provincie e sui Comuni. I costi sono ben altri. Ma si sa è fin troppo facile scaricare su altri le proprie colpe. Con l’avvallo della politica tutta.
Federico Grattarola
Capogruppo Pd al consiglio provinciale
