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– Sono stati scarcerati i due imputati del processo Kunta Sing.
Dopo un anno passato in cella, l’imprenditore agricolo di Canino L.T. e il suo presunto intermediario indiano S.B. hanno lasciato il carcere questa mattina, su istanza del loro avvocato Giosuè Bruno Naso.
I due erano finiti in manette nell’estate 2011. L’accusa era quella di aver ridotto in schiavitù cinque lavoratori indiani assunti da L.T. per lavori di pastorizia.
I cinque, costituitisi parte civile al processo, sarebbero stati costretti a vivere in una stalla, senza servizi igienici. Lavorando 14 ore al giorno, sottopagati e senza diritto a ferie o giorni di riposo.
Due milioni di euro la cifra richiesta dagli avvocati dei cinque lavoratori a titolo di risarcimento, con una provvisionale immediatamente esecutiva di 300mila euro.
Somme sulla cui entità la difesa intende accordarsi con i legali di parte civile Giovanni Bartoletti e Samuele De Santis.
L’indagine Kunta Sing, condotta dalla polizia di Tarquinia e coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Roma, partì a febbraio 2011. Il quadro emerso dall’inchiesta fu inquietante: i cinque lavoratori, tutti indiani tra i 29 e i 42 anni, sarebbero stati schiavizzati per almeno sei anni, minacciati di morte e pagati con stipendi da fame.
Dopo cinque mesi scattarono le manette ai polsi di L.T. e S.B. per riduzione in schiavitù.
A febbraio 2012, l’udienza preliminare, durante la quale i due imputati hanno chiesto il rito abbreviato e un terzo ha patteggiato. Ora, il processo è aggiornato al 19 ottobre.
