Riceviamo e pubblichiamo – Le Saline di Tarquinia sono un’opportunità di sviluppo eco-sostenibile con grandi potenzialità per la creazione di occupazione anche nel breve-medio periodo per la nostra Città, lo dicemmo il 12 aprile 2009 lo ribadiamo con più forza oggi.
Fatti seguito ormai da anni diversi appelli alla valorizzazione dell’area, tante e tanti sono sia le problematiche afferenti la gestione del sito come quelle riguardanti la messa in sicurezza dell’area soprattutto a mare con il problema dell’erosione che sta arrecando alla duna mediterranea e alla spiaggia danni irreparabili da anni, problema anche questo più volte sollevato a tutte le autorità ed istituzioni locali, provinciali e regionali.
La situazione alle Saline di Tarquinia non è più accettabile, e considerando i diversi interventi portati avanti dalle amministrazioni comunali che si sono succedute in questi ultimi 10 anni, è troppo il tempo perduto.
Le Saline di Tarquinia che hanno ormai una storia ultracentenaria, era infatti il 23 giugno 1802 quando Papa Pio VII incaricò il sig. Giuseppe Lipari di costruire una “Salina presso Corneto”, sono un’opportunità di sviluppo che va colta.
Ma nonostante una bellissima storia e passati ormai 210 anni dalla sua costruzione, con la produzione del sale cessata nel 1997, oggi sono diversi gli investimenti fermi e che si stanno rovinando realizzati tra il 2004 ed il 2007.
Presso le Saline di Tarquinia infatti, sono stati spesi soldi pubblici per strutture ricettive e di ricerca finalizzati allo sviluppo eco-sostenibile dell’area, diversi i milioni di euro, ma che non devono rimanere uno spreco di denaro pubblico.
Non è possibile vedere opportunità di sviluppo occupazionale terminate ormai circa 5 anni fa, come un “eco albergo”, una “foresteria”, un “ristorante”, un “bar”, una “sala conferenze”, una “direzione – uffici dell’Università della Tuscia di Viterbo”, “laboratori di genetica, come il “centro ittogenetico dell’Università della Tuscia un’eccellenza dal punto di vista scientifico”, un “centro visite”, e da ultimo la ristrutturazione terminata a fine 2011, della storica chiesetta della “Regina Pacis” risalente al 1917 costruita dai detenuti del vicino carcere di Porto Clementino.
Ad oggi l’unica attività svolta, oltre a quella svolta dal Corpo Forestale dello Stato nell’ambito della Riserva Naturale, è quella portata avanti da un’equipe di giovani ricercatori dell’Università degli Studi della Tuscia di Viterbo coordinata dal prof. Giuseppe Nascetti.
In questi ultimi anni infatti grazie al lavoro dell’Università di Viterbo, sono stati raggiunti ottimi risultati scientifici provenienti dal “centro ittogenetico sperimentale” creato nei vecchi magazzini della dismessa Salina.
È stato raggiunto un eccellente livello scientifico, che se ben supportato dalle istituzioni potrebbe crescere e diventare un importante realtà nel panorama della ricerca scientifica.
La speranza è nella concretizzazione che la Salina di Tarquinia venga posta al centro dell’interesse di una politica fatta di condivisione tra tutti i soggetti istituzionali che oggi gravitano su di essa, come il Demanio-Agenzia Regionale del Lazio, Comune di Tarquinia, Corpo Forestale dello Stato, Università degli Studi della Tuscia, appello che qui rinnoviamo per un’unità di intenti.
Un’opportunità di sviluppo occupazionale e di valorizzazione di un sito naturale e storico unico nel suo genere, che non può essere marginalizzato ne dimenticato.
Tanto ancora si deve fare in termini di investimenti ovviamente tutti rivolti allo sviluppo eco-sostenibile, necessario trovare così il giusto connubio tra ambiente e storia, per uno dei luoghi più belli della Regione Lazio e non solo.
L’area confina a sud con la località ad elevato pregio ambientale con un delicato sistema naturale come San Giorgio, a nord con Porto Clementino e l’antico sito archeologico di Graviscae insediamento greco-etrusco-romano.
Alessio Gambetti
Popolo della Libertà di Tarquinia